15kg di zaino ma con il cuore più leggero

Il corso di alpinismo del CAI di Seregno è stato molto più di una serie di lezioni. È stato un percorso di fatica, paure, soddisfazioni, amicizie e crescita. In questi mesi abbiamo seguito 14 lezioni in aula e vissuto 7 esperienze diverse, ognuna con qualche insegnamento da lasciarci. 

 

Tessari – Falesia 

Sveglia alle 5.00, due ore di macchina per scappare dal brutto tempo. Tentativo inutile: la pioggia ci ha trovati lo stesso. È stato il nostro primo contatto con corde, rinvii e manovre. Il primo vero passo di un’avventura che nessuno di noi immaginava.

 

Sasso d’Erba – Autosoccorso 

La prima e ultima gita “tranquilla”.

5 postazioni per imparare le manovre di autosoccorso come il paranco, peccato che già alla terza uscita forse il mio istruttore Tiziano l’abbia dovuto usare per tirarmi su da un diedro più grande di me. Un mistero che mi porto ancora dietro. Risalita della corda, quella più divertente, forse perché sono salita solo di due metri ma in realtà avrei preferito farla al posto di alcuni tiri che mi hanno messo in crisi. Infine una postazione per i diversi tipi di sosta e come applicare chiodi, nuts o friend. A proposito: quando ci troviamo per ripassare il tutto? 

 

Val d’Aosta – Placche di Oriana

Questa ce la ricorderemo tutti. Prime placche, primi diedri. Molto più duri di quanto pensassimo. Eravamo attaccati alla roccia con tutto il corpo e con tutta la paura. È stata una prova più di testa che di braccia. No scusate, quali braccia? Non c’erano appigli. Solo delle tacchette da 2mm per i piedi di cui ancora non mi fido. 

Per fortuna il corso ha cambiato scenario.

 

Ghiacciaio del Morteratsch

Neve, ramponi, piccozza. Un ambiente completamente nuovo. Abbiamo imparato manovre sul ghiaccio. Tipo “fingersi morti” mentre il compagno ti tirava su dal “crepaccio” con tutta la forza che aveva. La scena migliore? Vedere alcuni “morti” mangiarsi una banana mentre aspettavano di essere salvati. 

Qui gli istruttori si sono chiesti se fossimo sopravvissuti senza mangiare spuntini per almeno 4 ore o un’altra domanda importante che si sono posti è se non fosse il caso di fare una lezione su “come si prepara uno zaino”.

Il contrasto era evidente: i loro zaini compatti e precisi contro i nostri che sembravano sul punto di esplodere.

La colpa era della corda, certo. Anche se a dire il vero avevamo più cose appese fuori che dentro.

E  a chi aveva messo il casco male sono stati inseriti dentro dei sassi. Se Gigi non fosse stato sincero, quei sassi sarebbero arrivati fino al parcheggio. 

 

Gran Paradiso 

Qui abbiamo messo tutto in pratica. 

Giorno 1: arrivo al Rifugio Vittorio Emanuele dopo 2 ore di cammino con zaini da 10-15kg. Pausa pranzo lampo e subito in neve a cercare gli ARVA nascosti dagli istruttori (fin troppo bene tanto che sono riusciti a depistarci).

Giorno 2: sveglia alle 4.30 e partenza per la cima. Magnifico. Un’esperienza bellissima. Tranne per chi ha perso una piccozza in vetta. O per chi non ha fatto gli ultimi 60 metri a causa della coda sulle scalette. Ognuno con le proprie forze, anche senza accorgercene, ciascuno ha oltrepassato i propri limiti.

 

Grignetta 

Tornati su roccia. Ogni montagna ha il suo carattere  e la Grignetta ce l’ha fatto sentire. Per alcuni è filato tutto liscio. Per altri un po’ meno: calate sbagliate, risalite sulla corda, e una scarpetta persa in cima. Risultato: discesa con una scarpa da avvicinamento e una da arrampicata tre numeri più piccola. Comodissima. Da risuolare.

 

Val Masino - Rifugio Omio 

L’ultima uscita. La più faticosa. 

Primo giorno partenza alle 5.00 per arrivare al parcheggio di Val Masino e spararci due ore di camminata sempre con lo zaino più pesante di noi, pranzo lampo e un’altra oretta e mezza di cammino mentre i nostri piedi affondavano nei buchi di fango tra rocce e piante ingannevoli, ognuno è arrivato all’attacco della propria via di arrampicata.

Secondo giorno partenza alle 6.00 per arrivare subito all’ultima esperienza di questo corso. Tra la paura di riaffrontare una placca, nuts caduti e dispersi, sentire dalla via accanto che le rocce erano un po ballerine e il vento agitato durante le ultime calate, abbiamo terminato il tutto.

Per me, l’esperienza più bella. Due giorni tra vie di arrampicata e panorami che sembravano abbracciarci da ogni lato e la stanchezza accumulata passo dopo passo. È proprio in questi momenti che ho capito una cosa.  

 

 

Chi va in montagna ha dentro una forza silenziosa. Ti spinge ad affrontare esperienze dure, con il corpo e con la testa. La cosa forte è che non importa la sveglia presto delle 4 o 5 del mattino, il poco sonno, il caldo, il freddo, le cadute, le scivolate o lo zaino passato da 2kg a 15kg durante questo corso. 

Torni sempre a casa stanco ma felice e spensierato. Perché la montagna ti rende libero. 

La montagna ti mette alla prova e non smette mai di insegnarti; ti fa crescere, esperienza dopo esperienza ed è quello che è successo anche a noi.

Siamo partiti quasi sconosciuti e siamo arrivati alla fine come un gruppo. Ci siamo incoraggiati, abbiamo riso, ci siamo aiutati. Ancora più bello è sapere di aver trovato persone un po’ matte come te. Quelle che il giorno dopo, distrutte e stanche, invece di dire “che fatica” guardano foto e video e chiedono: “Questo è bellissimo... quando ci andiamo?”

Forse è questo lo spirito della montagna. Ti stanca il corpo, ma ti riempie il cuore. E quando finisce un’avventura, stai già pensando alla prossima. 

 

E adesso? Adesso due parole per descrivere i membri del gruppo che è sopravvissuto a queste esperienze.

 

  • Riccardo JJ: Il nostro professore a tempo pieno. Ci bombardava di informazioni al secondo. Risultato: testa piena e risate garantite. 
  • Giorgio: Calmo, riservato e con una pazienza infinita. Messa a dura prova nell’aprirci tutte le vie da primo in falesia e tenendoci nei suoi tiri da 6a dove tutti siamo o caduti o scivolati. 
  • Alessandra: Esperienza e grinta da vendere. Dopo il Gran Paradiso aveva solo un obbiettivo: portarci su tutti i 4000. Non la dimenticheremo per le sue schiscette che non hanno mai mollato. Zaino pesante? Condizioni pessime? Lei lì, serena, a mangiarsi il suo blocco di pasta. 
  • Valeria: Altra persona che, se ha fame, non ragiona. Amata e osservata da tutti per le immancabili “cochine” nella taschina trasparente dello zaino
  • Betta: La nostra spaccina ufficiale di pastiglie al dentifricio e rimedi anti-mal di montagna. Con le sue piccole forze ha fatto passi da gigante.
  • Marco e Luca: I miei primi compagni di gita. Con loro ho condiviso le prime paure e le prime emozioni. E anche il desiderio, tornando a casa bloccati nel traffico, di scendere e fare due o tre barcaioli sul Guardrail. 
  • Andrea: Preparato su tutto ma verrà ricordato solo per il suo errore fatale che gli è costato la discesa: in cima alla Piramide Casati aver fatto scivolare accidentalmente la scarpa di avvicinamento.  Da qui sono partiti vari tentativi di calata ma non è stata ritrovata, fu cosi che sperimentò il dolore di scendere dalla Grignetta con un scarpetta di arrampicata.
  • Mattia Silva: Coraggioso per aver messo a dura prova la pazienza del Milesi, nonostante le indicazioni fossero chiarissime si è presentato in pantaloncini corti per la giornata sul ghiacciaio. Senza aver mai provato i ramponi, li ha direttamente sistemati appena sceso dalla macchina.  Posso dirlo? Non è stato l’unico. Forse ero vicina a lui a fare la stessa cosa.
  • Davide: Con le sue piccole conoscenze già acquisite ci ha trasmesso tranquillità, almeno per me è stato un buon compagno sulla mia prima traumatica placca dove ha dovuto sopportare le mie urla “non so dove andare” o “non riesco a salire” oppure “ma come fai?”
  • Mattia Piccinini: Avventuriero e coraggioso. Non si fa mai prendere dalla paura. L’unico sceso dalle Placche di Oriana carico e pronto a rifarle un’altra volta.
  • Ed infine la sottoscritta Lisa: Colpevole di aver detto ad alta voce , in momenti di poca lucidità, di preferire Boulder sulla plastica coí materassoni rispetto ad un tiro di arrampicata. Ma non ho mollato, neanche quando ho dormito n un sacco lenzuolo di carta velina comprato al Rifugio Vittorio Emanuele dormendo come un baco da seta. Dopo questa esperienza posso affrontare di tutto.

 

Grazie a tutti i miei compagni di corso ma soprattutto grazie agli istruttori e agli osservatori che ci hanno regalato tutto questo.

Lisa

16/07/2026