
L’uscita su calcare si inizia a pregustare dal giovedì sera, ci vengono assegnate le vie e ci viene richiesto di munirci delle relative relazioni perché domenica saremo noi allievi a doverci orientare in ambiente.
L’itinerario che mi viene assegnato è la Piramide Casati - spigolo Vallepiana, inizio ad informarmi sul web e da quello che apprendo sembrerebbe una delle più panoramiche della Grignetta, la rimango comunque diffidente con quell’ansietta post trauma da placca. L’attesa finisce domenica mattina con il consueto ritrovo alle ore 6 al parcheggio del Bassi.
Dividiamo subito le macchinate in base agli itinerari assegnati , carichiamo gli zaini zavorra e iniziamo a sfrecciare con la Kia Picanto di Junior direzione pian dei resinelli. Sfrecciamo sulla SS36 e dopo aver affrontato i tornanti in modalità Rally, giungiamo al parcheggio dove sento subito il richiamo del profumo delle focacce del forno della Grigna, ma purtroppo il dovere chiama quindi mi accontento di sgranocchiare una misera barretta e ci dirigiamo subito all’imbocco del sentiero .
Io e Andrea da buoni allievi , ci mettiamo in testa al gruppo sul sentiero della direttissima, formato dai nostri istruttori Manuel e Chiara seguiti da Junior e Lorenzo detto Nitrato .
Durante il cammino Junior cerca di metterci alla prova con dei quesiti sul paesaggio circostante a cui noi ovviamente non sappiamo rispondere . Il nostro chiodo fisso è raggiungere quel masso posto in un canaletto marchiato con una R , posto secondo la relazione in prossimità dell’attacco, che dopo un’ora e mezza di cammino tra saliscendi scalette e catene, si palesa davanti ai nostri occhi . Di lì a qualche metro ci rendiamo conto che l’attacco della via non è poi così evidente tanto che Manuel deve andare in avanscoperta per individuarlo. Ci troviamo subito dopo a dover prendere una decisione , (ignari di quello sarebbe accaduto più tardi) . “Lasciamo gli zaini o ce li portiamo dietro? “
Dopo aver buttato delle occhiate al mio ingombrante bagaglio da 35 L, Manuel decide di caricarselo in spalla con all’interno il suo che in confronto sembrava una pochette, riservandomi un trattamento da vera Princess lasciandomi libera di arrampicare senza zavorra.
Inizia così la scalata, prestando attenzione a dove mettere le mani, alcuni appigli non sono così poi così stabili.
Superiamo egregiamente il secondo tiro, descritto come quello più difficile della via, entriamo in un caminetto e tra un “ma qui dove sei salito? Hai tenuto la Destra o la sinistra? “ e soste in compagnia di strani moschini (che non si sa per quale strano motivo prendevano d’assalto SOLO me). Accecati dai primi raggi di sole giungiamo all’ultimo tiro. Qui nell’euforia di raggiungere la meta commetto un’errore da principiante dimenticandomi di recuperare un cordino attaccato ad una clessidra . Chiara dietro di me se ne accorge subito e lo recupera.
Giunti in vetta, mentre ci godiamo il panorama attendiamo anche l’arrivo di Andrea, ignari della disgrazia che si sarebbe poi consumata davanti ai nostri occhi .
Appena superata l’ultima roccetta, si assicura e decide di liberarsi subito dalle sue scarpette da arrampicata, rimanendo per qualche istante senza. Mossa fatale.
Mentre lui e Chiara sbrogliavano la corda, con la coda dell’occhio intravedo una massa grigia muoversi Manuel grida “occhio sassssooooo” ma Andrea esclama “no ma quella è la mia scarpaaa". Sì, la sua scarpa da avvicinamento ha appena fatto un volo nel vuoto precipitando per un bel po’ di metri . Rimaniamo calmi e fin dai primi istanti sporgendosi un po’ sullo strabiombo Andrea si rassegna dandola già per dispersa. Ma Manuel non si scoraggia, mentre attendiamo l’arrivo di Junior e Nitrato ancora ignari di tutto , si cala cercando un disperato recupero che fallisce però dopo qualche minuto quando riemerge amareggiato dalla parete verticale che ha appena risalito. Quando sopraggiungono gli altri due, rimangono increduli al nostro racconto e subito si sdrammatizza decretando l’accaduto un oggetto perfetto per il prossimo report. Inutile dire che la discesa decretata più “comoda” è già Leggenda.
Manuel si cala dal lato sbagliato, una corda non basta, lanciamo due mezze che si incagliano nella roccia, segue bestemmia di Junior che con abilità di un Ninja si cala per liberarle recuperando la situazione, cosi uno dopo l’altro torniamo con i piedi per terra. Manuel non si dà per vinto e prova ad andare avanti prima di noi sul sentiero, alla ricerca della scarpa perduta ma niente da fare, ormai il suo destino è quello di giacere per sempre lì, come un relitto in un punto indefinito della Grignetta. Mentre quello di Andrea è di allargare la scarpetta da arrampicata il più possibile , alleggerire lo zaino e con il suo nuovo outfit e una pacca sulla spalla , iniziare ad imboccare il così definito “comodissimo “ sentiero Cecilia ripartendo per due interminabili ore di discesa. Dopo infiniti saliscendi, giungiamo alla tanto bramata sella erbosa che scavalla sulla Cermenati e baciati da un sole rovente mettiamo fine al nostro tour panoramico. Finisce anche la tortura di Andrea ,con un piede che è ormai diventato uno zampone .
Sale così a quota 2, il bilancio degli oggetti smarriti durante le uscite. R.I.P.
Il numero delle tumefazioni invece è ancora in fase di definizione.
Una sola certezza per ora, Calcare >>>placca.







