
La mia stagione alpinistica quest'anno si é aperta ad Arco, più precisamente sulle Coste dell'Anglone, via Piccole Verticalità, e come ogni buon inizio che si rispetti é stato efficacemente traumatico.
Le casualità che mi hanno portato a rimanere appesa ad un fix pregando per l'arrivo di Pagin, in bilico nella mia testa fra il pensiero di poter scalare (subito allontanato) e quello di chiamare i soccorsi, possono essere ritrovate nella serata di sabato. Infatti quella sera, ubriaca di cibo e ringalluzzita dalla conquista di una via di quarto grado, mi sentivo pronta a qualsiasi sfida, persino di accettare quelle proposte dal Maraja. Proprio questa mia propensione ad ascoltare il buon Nic mi avrebbe già dovuto far dubitare delle mie scelte e nemmeno i moniti di Milesi smuovono me e il mio compagno dalla nostra missione. Fortunatamente, chi è ben più lungimirante di noi ha accuratamente posto dietro di noi in cordata il caro Gigi insieme al malcapitato Pagin.
Ecco che le due cordate sono pronte a sfidarsi con la roccia strapiombante che ci attenderà per nove tiri. All'attacco della via le facce sono tese, guardando Maraja mi rendo conto che qualche dubbio sulla fattibilità della via é spuntato anche nella sua testa, per cui solo la vista di Gigi può rassicurarmi. Però ormai si potrebbe dire che il dado é tratto, quindi alé duri per la via. Nic parte come una ballerina un po' appesantita dalla cena della sera precedente sulla prima verticalitá (e l'ultima oserei dire), quel suo piedino che sfronzola di qua e di là mi porta il buonumore e mi rassicura che se lui riesce a salire, ce la farò anche io.
Al secondo tiro cambio già idea, capisco subito che il problema in quella via non è il piedino di Nic, non é il grado, non é il caldo o il vento, ma é la mia testa che non regge di dover scalare e dover al contempo proteggersi con dei friend. Penso che sia allenamento e che più scalo più migliorerà, quindi con il sorriso saliamo la parete quasi senza incontrare difficoltà. Nemmeno il fatidico passo di 6b+ ci ferma, il Maraja mi mostra un'altra volta le incredibili doti dell'arrampicata artificiale mentre io e Pagin guardiamo a bocca aperta, sorprendendoci di come si possa scalare senza toccare roccia. Ebbene, subito dopo, chiunque di noi tre ha superato quello strapiombo ha capito perché Nic ha usato le sue doti di artif.
Siamo arrivati agli ultimi due tiri e quindi al momento più tragico della via, al mio sventolare attaccata ad un fix pregando per l'aiuto di Pagin. Fortunamente non é arrivato lui a salvarmi, perché probabilmente saremmo rimasti in due attaccati al fix. Ma ecco Gigi che arriva veloce e sicuro, che mi guarda e mi dice di non piangere perché tanto qua é una scala. Ed effettivamente aveva ragione, bastava guardarsi un po' più attorno. Quindi, dopo essere stata raccattata dal tiro, dopo aver recuperato gli altri due malcapitati, arriviamo alla fine della via, stanchi (io di più, gli altri di meno) pronti per bere la birra più buona che ci sia: quella che puoi bere ad un tavolo di amici, sentendoti ormai con i piedi a terra, ascoltando le disavventure e le conquiste di ognuno.
Chiara



