
Domenica mattina. Con una puntualità disarmante raggiungiamo il luogo designato per il ritrovo e partiamo in direzione Olgiasca.Capisco di essere nel posto giusto, con la compagnia giusta, quando alle 8 del mattino Junior si mangia un paninazzo farcito di latte condensato. Una roba mai vista prima che sdegnerebbe qualsiasi italiano.
L’avvicinamento é stato rapido e, nonostante alcuni avessero la corda semi-srotolata in mano in stile clochard, in breve tempo abbiamo raggiunto la falesia.
Al Sass Negher il caldo è prepotente, capisco subito che la scottatura è dietro l’angolo…
Ci dividiamo in due gruppi. Ai primi, che per praticità chiameremo “i teorici”, viene subito spiegato come muoversi in falesia e il funzionamento di quel bel pezzo di ingegneria francese del grigri.L’altro gruppo, i pratici, iniziano subito a prendere dimestichezza con la gestione del monitoro.
Nel frattempo a Olgiasca arriva anche il Cai di Colico. E qui notiamo che c’è qualità, più o meno, e con fare cavalleresco cerchiamo di fare amicizia, ma veniamo bruscamente intralciati dai còlech che senza indugio abbiamo messo akkatena.
Una volta presa confidenza con la falesia iniziamo le varie salite, che al passare delle ore diventano sempre più calde a causa della roccia granitica scura esposta al sole africano.
La mattina é trascorsa alternando l’attività dinamica al fare sicura al proprio compagno/a, e in ultimo ci è stata spiegata la manovra di sicurezza da svolgere alla fine del tiro, da primi di cordata.Intorno alle 14:00, dispiaciuti di dover tornare a casa raccogliamo corde zaini e dignità. La giornata è finita.
Chiudo come mi ha consigliato Maraja, dal Sass Negher é tutto, linea alla regia.
Andrea



