
Eventuali pericoli: Sfinimento, voglia di lasciarsi andare, Giuseppe Milesi
"In spiaggia si stava molto bene, in montagna c'era troppo neve", cantava Ciamioncino in un italiano tutto suo.
Spesso la follia non deriva da una sola mente bacata, ma da una reazione letale di due elementi.
Io come sempre mi oppongono all'uso della vergogna su cavo (aka funivia), mentre Milesi si oppone al fachirismo, sdegnando il trasporto di materiale da bivacco sulle sue spalle consumate dagli anni.
Questo ci porta alle 22.30 (22.36 per me) al parcheggio del Galli Ezio, dove ricevo lamentele per il ritardo... però sono l'unico del gruppo ad avere con sé una corda, pertanto gli altri saranno costretti ad aspettarmi.
Partiamo verso il confine sulla milesi-mobile, nella speranza di trovare un bar aperto per la colazione. Presto ci rendiamo tristemente conto, di essere più in orario da quattro bianchi, che da caffè e brioches
Giungiamo quindi al parcheggio, dove Michele sfodera una maglietta raffigurante Albert Hofmann e il "bycicle day", segno premonitore dell'esperienza allucinatoria che ci aspetta.
Durante l'avvicinamento su ghiacciaio per qualche motivo Milesi è l'unico che riesce a galleggiare sulla neve, mentre noialtri esseri umani ne veniamo inghiottiti in quanto corpi dotati di massa e soggetti alle normali leggi gravitazionali.
Giungiamo in vista dello sperone, a cui i miei compagni scatteranno delle foto in una risoluzione degna di un mosaico.
Risaliamo un canale per poi sbucare su una parete, che unisce la cremosità della neve non trasformata, alla croccantezza della roccia marcia; proprio qui schiverò un proiettile con una mossa alla Tex Willer.
Qui decidiamo di legarci, e che Michele sarà al comando nel guidare l'assalto. Che si sia offerto volontario o che sia stato nominato insindacabilmente da Milesi non lo saprò mai, dato che in quei lunghi frangenti ero intento a godermi le magiche sensazioni che solo le ribollite alle mani sanno dare.
Affrontiamo un tiro che richiederà tutte le tecniche di “drai tuling” apprese nell'inverno, e da qui iniziamo a nuotare nella polveriera. Scorgiamo fortunatamente una lingua nevosa che ci riporterà sulla cresta, da qui è CUMBRE!!!.
Proprio da questo istante inizia il delirio psichedelico; per qualche strano motivo la discesa qui è in salita. Le follie arrivano ad un livello sconcertante quando sulla rampa della cima centrale Milesi chiede una pausa. Probabilmente a casa avrà fatto harakiri con la lama delle “tutto montagna” per lavare un simile disonore.
La discesa è su neve consistenza sabbie mobili, in una traccia con buchi che sembrano crateri lunari, in grado di inghiottire i malcapitati che ci mettono un piede, provocando così frustrazione ed espressioni blasfeme. Arriviamo alla morena con diverse cadute fisiche e di stile. Qui di nuovo la discesa torna ad essere in salita, su un sentiero che ancora porta i lamenti di Gigi di rientro dal Piz Cambrena (vedi report: Una salita inattesa)
Rientriamo al parcheggio in stati alterati di coscienza, al punto tale che sceglieremo il sentiero più lungo.
Arriviamo alla macchina dopo 17h e30min. di movimento, ridotti ormai a relitti umani con difficoltà deambulatore, con la promessa di non farci venire idee simili per un po'.
Con questa notizia bomba è il momento di chiudere, che lo strazio sia con voi.
Maraja, Mike e Beppe



