44 Gatti

Tempo di percorrenza: 
Più Lungo
Difficoltà: 
Più duro
Segnavia: 
Fumo di salamella

Quando mi sono alzato domenica mattina non sapevo bene che cosa aspettarmi. Le urla di mio figlio con i denti che spuntano, mia moglie che vuole stare a letto. Io che credo di essere in ritardo. Fino a qui tutto regolare, in fondo è stato il leitmotif delle mie ultime uscite nel weekend. È quindi con estrema foga che mi precipito al Bassi, un’estrema foga che mi ha anche fatto sfrisare il garage. Le macchine sono presto fatte e mi ritrovo a salire con Nicola, pure neofita dell’arrampicata, verso il parcheggio della Valle dell’Oro.

Arrivati inizia l’avvicinamento, ma non prima di aver messo sulle spalle lo zaino, per la prima volta con tutti gli attrezzi del mestiere, conditi con due bottiglie di Braulio, perché si sa che all’Eretico si fa festa. È quindi con baldanza che mi avvio dietro alla testa del gruppo composta dal Gigi, dal Beppe e altri più esperti.

A San Pietro stavo già mettendo in discussione alcune delle mie scelte di vita più recenti e proprio quando sulla traccia di sentiero  che porta alla falesia, in uno stato di pericolosa ipossia, stavo cercando di ricordare come mi chiamo è comparso il cartello “Pala dell’Eretico”. Lo ho preso inizialmente per un miraggio e il sentimento è stato confermato quando il Beppe mi ha offerto una tazza di tè che doveva essere con chiarezza l’ambrosia degli Olimpici.

Rifocillato, in una falesia che si va mano a mano popolando di scalatori, ma soprattutto di amici che vogliono fare festa, mi accingo con Nicola e Camilla a tentare l’unico tiro per noi abbordabile: più duro, più forte, più lungo. Tra l’ultimo rinvio e la sosta decido di ruzzolare giù dallo spigolo e il polpastrello del mio medio destro decide che in parete in fondo sta meglio che sulla mia mano e può quindi separarsi dal suo maldestro padrone. L’orgoglio ferito più della mano viene guarito dal Gigi che passando mi dice che solo i pavidi non cadono, o qualcosa del genere. Grazie Gigi, sei un bravo maestro, anche se io mi scordo le parole esatte.

A questo punto dopo aver assistito alla meglio i miei compari decidiamo che l’impiego più adeguato del nostro tempo debba essere quello enogastronomico. Un altra tazza del magico tè del Beppe mi rimette a nuovo e mi lancia nei festeggiamenti. La giornata è calda, la compagnia è delle migliori e le vettovaglie danno grandi soddisfazioni. Arrivano anche quattro ragazzi che della festa non sapevano ed erano venuti a scalare, si sono integrati bene dopo lo shock iniziale. Nel mentre si taglia salame e formaggio e il Fra si lancia nella maratona di cottura delle salamele, quelli bravi scalano e mi chiedo se  io sarò mai in grado. Chissà. Intanto mi godo il taleggio e assisto al tentativo di assegnazione del report due volte rimbalzato. Mi guardo intorno e mi rendo conto di essere rimasto l’ultimo a tiro del Beppe: “Mi raccomando deve iniziare con: ‘44 gatti in fila per 6 con resto di due…’”. Eh sì, siamo 44, o almeno in quel momento lo eravamo, perché c’è chi sale e c’è chi scende perché per tutto il giorno o per venti minuti questo è un posto dove è bello stare.Vengono dette due parole per ricordare chi con il suo lavoro ha attrezzato la falesia e reso possibile il nostro stare insieme e festeggiare. Si ricorda chi ha mollato, si ricorda chi c’è ancora, dalla parete partono urla di incoraggiamento a chi parla. Mi guardo intorno e vedo tante persone, degli amici, un popolo, il popolo della montagna, di questa montagna.

Si brinda e si torna a bere e festeggiare. Occorre però anche tornare e casa e mentre il Beppe mesce il suo secondo pentolone magico mi avvio con Nicola giù per il sentiero con due bottiglie di vino vuote in mano (nello zaino non ci stavano). Lungo il sentiero sentiamo ancora le voci della festa che mano a mano si spengono accompagnandoci fino a San Pietro. La gente ci guarda strano, con le bottiglie di vino, gli zaini e le facce stanche, contente. Io e Nicola chiacchieriamo,  chissà come mai, quando si vivono insieme giornate come questa si corre sempre il rischio di diventare amici.

Riccardo il Filosofo

16/12/2025