
Ponte dell’Immacolata: mi sono già giocato due giorni su tre, nella solita routine. Nel più classico dei cazzeggi online, inizia a salirmi una certa sana invidia nei confronti dei colleghi Caiani, intenti a distruggere qualsiasi formazione di ghiaccio in circolazione. Complice (purtroppo) la solita caldazza in arrivo, le speranze di poter affondare nel ghiaccio le mitiche X Sogno in prestito dal socio, svaniscono nel giro di due “UOTSAPP”.
Interpello cosi il Maraja, il quale si rende disponibile assieme al socio Bitumiera e al sempre verde TalebanoMilesi; quest’ultimo prontamente suggerisce (alias ci obbliga) ad un bel giro nel Bresciano a grattare ramponi e picche su roccia: il famigerato Dry Tooling.
Partenza comoda, ore 8.30 decisa a maggioranza, viaggio veloce il giusto, caffè con “risveglio sensuale” in ottima pasticceria e alle 9.37 siamo già al parcheggio. Vestizione: fa un certo effetto calzare scarponi e zaini pesanti, imbracciare picche supertecniche a 140 mt di quota, sapendo poi di dover affrontare la bellezza di 100 mt di avvicinamento, ma subito vediamo un paio di altri alieni locals che ci indicano essere nel posto giusto.
La falesia ci accoglie con un tiepido sole, si presenta già bella occupata fortunatamente nei settori più duri, cosi con estrema felicità ci appostiamo nel settore sinistro, quello più “semplice” con difficoltà intorno al D5/ D5+.
Oggi pare che oltre al sottoscritto e al Maraja sia un po' giornata di Scuola anche per il mitico Milesi, cosi eleggiamo all’unanimità il Bitumiera a istruttore di livello: IDT (istruttore Dry Tooling, chissà mai che il CAI…)
Ci prepariamo velocemente, accoppiamenti in base alla stazza (io/Maraja ovviamente) e inizio ad entrare in modalità sopravvivenza: come caspita ci salgo io fino alla catena? Fortunatamente il formidabile apripista (alias Bitumiera IDT) leggiadro ci mostra come salire in “fiducia” e apre le danze.
Si parte: mentre assicuro molto stretto Maraja osservo con l’avidità di un pick poket in metro, la progressione del Bitumiera cercando di rubarne il mestiere. Nel mentre cerco di confortare il mio socio, con lo stesso entusiasmo di chi non vorrebbe mai essere nei suoi panni. “Dai che gli spit sono vicini”: un classico, tanto io vado da due.
Tocca a me: chi me l’ha fatto fare!!! Ok: parto!!!
Nel lungo viaggio mentale fatto di analisi tecniche e video you tube vari, una cosa mi conforta: nel Dry come su ghiaccio hai ramponi e picche, dunque mani e piedi (i miei punti deboli da scalatore mediocre) sono secondari. In più sulla dura roccia puoi sfogare tutta la tua forza ignorante, senza badare a spese… si però che ghisa! Ma la domanda è: tiene? Boh, proviamo.
I primi metri sono confortanti, a parte qualche tentativo di infliggere la roccia (ho letto che le lame da Sogno sono in acciaio “balistico” dunque pensavo perforanti) procedo pompando come Stallone in Cliffhanger, emanando latrati simili ad un cervo in amore e preoccupato degli effetti secondari del risotto taleggio e pere della sera prima. Più si sale più strapiomba, ma i consigli del Bitumiera IDT, mi vengono in aiuto. La roccia è solida e stratificata dunque si infila la lama e si tira verso l’esterno, facendo leva per sfruttare le varie seghettature su ambo i lati delle stesse. Risultato? Braccia tese, spalle in fuori bacino dentro. Una sorta di nuovo kamasutra sadomaso insomma.
Più rapido di quanto pensassi sono in catena e con mia sorpresa scopro di essermi divertito di brutto, anche se i miei avanbracci somigliano a quelli di Swarzenegger ai tempi di Mister Olimpia.
Durante la calata mi accorgo anche di come sia strapiombante la salita appena fatta: miracolo dei ferri!
Secondo tiro. Maraja decide di testare le mie (anzi non mie) X Sogno verificando uno dei più angoscianti dubbi del Dry Tooling. “Ma se ti scappa la picca?”. Detto fatto la sua mano destra ormai tumefatta decide di appoggiare la preziosa picca nell’etere, pensando che oltre ad avere lame perforanti possa anche levitare. Test caduta picca da 10 mt superato, sia dalla povera picca appunto, che dagli attentissimi compagni alla base.
La mattinata prosegue. Il Milesi, sorprendentemente affannato, scopre lo svantaggio della sua notorietà chiedendo ai locals presenti di non fare foto o filmati della sua sofferenza (sfiducia nel materiale diciamo? O blocco mentale?). Nonostante i tentativi di camouflage viene colto in flagrante da secondo e inizia a giustificarsi lamentando l’avvicinarsi dei sessanta, salvo poi scoprire che un allegro 66enne poco più a destra danza senza il minimo affanno su tiri intorno al D8: senza pietà!
(Trattasi di Claudio Inselvini CAAI, valorizzatore della falesia, nonché un caro amico. Ndr)
Dopo tre tiri estenuanti, decidiamo che è ora di finirla: i miei avambracci ormai riescono a malapena a sorreggere la bottiglia d’acqua. Solo il mitico Bitumiera IDT, decide di proseguire e anzi rilanciare con un estetico tetto valutato D7. Non ci resta che guardare e riposare un poco. Grande Bitumiera!
Veloci all’auto, ricomposizione vestiario e via per evitare il grande rientro dei vacanzieri: la birra la beviamo dopo l’Autostrada. Già che gran scelta: dopo la sensuale colazione del mattino, ci imbattiamo in un bar stile Caracas, dove un cinese sputacchiante ci serve il nostro sidro essenziale accompagnato da patatine di dubbia provenienza. Ma la sete è sete dunque va bene così.
È ora di rincasare: accompagnamo il ciucianebbia Milesi alla sua auto e ritorniamo nelle nostre splendide lande lacustri con l’idea magari di farci anche noi, una falesia Dry all’ombra delle nostre Grigne. Si farà? Perché no!
Alberto, Talebano Beppe, Maraja e Bitumiera.





