
Venerdì 5 dicembre, allo scoccare delle ore 12:00, mentre la mente vaga già tra le nebbie del weekend, arriva il messaggio del direttore Milesi. In tono solenne mi invita a seguirlo insieme al suo fido cavaliere Mitch, in una sfacchinata Orobica al Pizzo Redorta, 3038mt.
Io, che la sera stessa ho la cena aziendale e già so che farò le ore piccole, tentenno. Ma alla fine cedo al richiamo della montagna… partiamo!!! Sveglia all’1:30. Ho dormito un’ora scarsa, ma sono fresco come una rosa. Si parte da casa del Talebano, che si propone addirittura di guidare. Avvenimento talmente raro, che forse segna la fine del calendario maya. La sua guida è quella di un ex pilota di rally. Staccatone a ogni rotonda, la Yaris che prega l’estinzione misericordiosa. Ma la combinazione di follia e cavalli (pochi) ci catapulta in un attimo a Valbondione.
Tempo di frontali, zaini e via. La luna piena scolpisce le creste orobiche e ci concede un’entrata scenografica degna del film “Talebani allo sbaraglio”. Parto un po’ svelto per scaldarmi, ma il direttore mi fulmina subito. Poco dopo scivolo sulle foglie e, con una caduta a rallentatore, mi ritrovo a testa in giù. Altre sgridate… Meritate. Nel buio pesto perdiamo la traccia e finiamo sullo sfasciume marcio. Realizziamo l’abominio e torniamo sui nostri passi. Poi, per fortuna, tutto fila liscio fino al bivacco invernale del Coca. Mini break, ci imbacucchiamo come vecchi saggi tibetani, e ripartiamo, con Milesi che ovviamente mi mette fretta perché: “sei lento!!!”.
Arrivati ai primi tratti verticali innevati, ramponiamo. Neve già pessima, sfondosa, molle e deprimente. Comincia la battitura, un metronomo di fatica. Lavorando di turni arriviamo all’attacco del canale, mentre dietro si intravedono tre anime erranti, gli unici esseri viventi avvistati in tutta la giornata.
È il momento delle danze: Canale Meridionale, arriviamo. Obiettivo di questa follia. Si sfonda ovunque. Si nuota nella neve come tonni fuori stagione. Milesi traccia, Mitch incollato e io… tumefatto, combatto con mani di ghiaccio. Faccio tutte le tecniche avanzatissime imparate negli anni, sbatto le braccia come un uccello in fase di decollo. Scene pietose ma efficaci. Rientro nel mio corpo e mi unisco ai due talebani. I punti più verticali, almeno, sono gelati e regalano un po’ di divertimento.
Il canale si divide: a destra la scelta logica, davanti la scelta cretina. Vediamo il sole e decidiamo per la seconda opzione: “da qualche parte si uscirà, no?” Con fatica immonda arriviamo finalmente all’uscita del canale. Pensiamo sia finita. Illusi. La vetta non si capisce dove sia. A destra c’è una cresta improbabile che dovrebbe portare su. Il direttore parte…è l’unica via. La roccia fa pietà. La neve pure. La cresta è verticale ed esposta. Qui bruciamo il jolly della settimana, vivi per miracolo.
Dopo due gendarmi superati con bestemmie interiori, ci troviamo davanti una parete da disarrampicare. Fortuna che c’è il Talebano, che scavando trova un pezzo di roccia che lui reputa sicuro. Io e Mitch lo guardiamo, per noi è un sasso completamente staccato, ma vabbè. Gli diamo fiducia. Si crea una sosta da abbandono, si risotterra tutto sotto la neve, e ci si cala verso la salvezza. Finalmente sbuchiamo dalla vera uscita del canale. I problemi sono finiti. O quasi. La vetta è lì, vicina, ma il tempo è poco. Tocca rinunciare. Fa male, ma è la scelta giusta.
Inizia la discesa infinita. Neve sfondosa fino alla nausea. Io e Mitch in stato vegetativo avanzato, reggiamo per puro spirito alpino. Il Talebano, invece, procede in testa senza mangiare né bere: ci chiediamo seriamente se il suo corpo funzioni a fotosintesi.
Passate alcune ere geologiche, arriviamo al paese di Fiumenero. Beppe, in un istante, si fionda in mezzo alla strada e ferma un’auto per farsi riportare alla macchina, sette km più a nord, io e Mitch, in coma farmacologico, aspettiamo. Finalmente allo scoccare della dodicesima ora, la tortura è finita. Niente vetta, ma un gitone epico. Numeri alla mano dicono 24km, dislivello positivo 2234m.
Il trio talebano torna a casa glorioso, con un’altra pagina Orobica da raccontare ai posteri.
Frank, Mitch e Talebano Beppe.








