
Sono quasi le 5:00 quando noi “padawans” e Gigi, nonostante l’orario della sveglia, con grande precisione ci ritroviamo al punto di randez vous.Sfrecciamo veloci verso Lecco per raccattare Maraja. Il Davy Jones dell'oceano di Garlate ci sta già aspettando con il suo olandese volante a due ruote nel parcheggio del Galli Ezio, picche e scarponi sono fissati alla moto in una maniera mai vista, da stralcio di licenza di guida.
Con la macchina imbocchiamo la super per in direzione Valtellina e superata la corsia di accelerazione il pirata se ne esce con “questa era la parte più pericolosa di oggi”. Sul tragitto incontriamo anche Halecs con la sua Polo Gran Terronia e Maraja ci abbandona per non farlo sentire troppo solo.
Dopo un paio d’ore di auto e un breve avvicinamento raggiungiamo l'agognata meta, suddividiamo le cordate e ad ogni maestro Jedi il suo Padawan. Io che sono con Maraja so già che dovrò smadonnare.
I primi due tiri procedono bene, le mie picche superquark non mi abbandonano.Pagiskin e Gigi sono su un’altra cascata e vanno dritti per la loro meta invece Junior con le smerdopicche e Halecs sono subito dietro di noi e salgono senza intoppi. Al terzo tiro Maraja se ne esce con qualcosa del tipo “sei pronto a provare il brivido?”. Io ho già capito dove vuole andare a parare vedendo quello che ci aspetta. Sprezzante del pericolo vuole anche le foto al grido di “foto belle, sicure lasche”. Tutto nella norma. Lui parte e sale senza difficoltà, io inizio bene ma al traverso da lui gradato 3+ comincio ad avere qualche difficoltà.Scivolo, smadonno ma in qualche modo riesco ad arrivare alla sosta. Sosta si fa per dire, perché Maraja ha lasciato i cordini in macchina, ci affidiamo a tre rinvii a sto giro, ma fanno il loro sporco dovere… Smadonno ancora perché gli ultimi 4 metri mi hanno tritato e nel frattempo che ripongo il calendario delle festività Maraja imbastisce l’abalakov per la calata. Il primo e il secondo tentativo danno esito negativo, ma il terzo risulta perfetto. Noi iniziamo la calata in serenità, ma sotto c’è poco da star sereni perché una coppia si scanna a colpi di insulti e piagnistei.
Arrivati all’attacco ci sistemiamo al volo e ci dirigiamo verso la seconda cascata di solo due tiri. Qui tutto procede bene, Pagiskin esegue anche il primo tiro da primo. Maraja piazza sempre poche protezioni perché il suo motto è “no gear no fear”, ma da sotto gli urlo di mettere qualche vite.A suo dire sembro sua madre, ma mi accontenta fortunatamente.
Conclusa anche questa cascata sistemiamo gli zaini e nel frattempo ci raggiungono anche Ale e Junior con il suo zaino in stile clochard. Corda, casco, ramponi, rinvii e picche addobbano in maniera caotica l’esterno del suo zaino, non so spiegarmi cosa ci sia rimasto dentro lo zaino…
La giornata è finita. Al bar ci rifocilliamo ma veniamo molestati dalla barista. C’è chi fa colpo nel gruppo e a costui viene pure offerto un posto di lavoro che gentilmente rifiuta. La fantasia ci porta a pensare alle stelle marine (purtroppo di più non posso dire…) e a discorsi del tipo “semina quando riesci raccogli quando vuoi”.
Lungo la strada del ritorno scarichiamo Pagikistan in un lugubre parcheggio di un supermercato sorvegliato da un Paki e dopo un paio d’ore siamo di nuovo a Lecco, per riportare Maraja al suo veliero. Un comandante non abbandona mai la sua nave, anche se il comandante ha le croks un tutone in pile con interno cammellato. Da qui le strade si dividono, ognuno alle rispettive case per scheggiare le ceramiche .
Grazie amici






