
Una ventina di aspiranti marinai, su appello dei Ciobanus,si dirigono in un ventoso mattino di novembre verso finale ligure. Io mi trovo oggi ad essere l'unico esponente dei naviganti d'acqua dolce, forte delle mie imprese sul burrascoso e sconfinato oceano di Garlate. Tutti gli altri invece sono marinai d'acqua nebulizzata, comunemente detta nebbia, unica protagonista delle loro città.
Soffia una vigorosa tramontana, e il mare, lontano dalla costa, sembra ruggire in onde violente, degne di un grande velista.
- "Ah, se solo avessi qui il mio laser..sarebbe la giornata giusta, alla faccia della guardia costiera che sconsiglia la navigazione alle piccole imbarcazioni"
- "Maraja, se esci adesso con la tua barca e le tue capacità finisci dritto a Tripoli".
È così che presto la ciurma insorge in un ammutinamento di massa, e presto le cime diventano corde e la gassa diventa bulino.
Facciamo colazione nel peggiore bar della periferia, dove incontriamo Denis e Lorenzo, costretti dalle loro consorti a un fine settimana sotto il 9a. Io e Albert Junior ci perdiamo in conversazioni quantistiche, iniziate da una bottiglia esposta nel locale, contenente un liquido color luce Cerenkov.
Ritornati al piccolo caddy salgo a bordo, e subito un lamento sommesso cattura la mia attenzione: "apri Maraja!... Maraja, apri!". Le dita di Flavio sono rimaste nella portiera, ma il mio cervello, in quel momento in modalità risparmio energetico, impiegherà 20 interminabili secondi prima di rendersi conto della tragedia che si stava consumando e liberare quindi il malcapitato.
Arriviamo in una falesia, dove Gigi sceglie un 5c in diedro. Bellissimo tiro alpinistico, che verrà snobbato ignobilmente dal sassista del gruppo, a cui non piace nessuno stile di arrampicata che non preveda lesioni ad almeno il 40% di tendini e pulegge delle dita.
Dopo un numero non precisato e nemmeno rilevante di altri tiri andiamo a finalborgo a consumare delle unità etiliche, prima di ricevere un formale invito dall'americano nel loro residens in centro. Qui ci si presenta la ciurma del cai valma, e un euforico Mazza somministra unità alcoliche bonus a me, Silvia e Cavasin. Veniamo presto richiamati all'ordine (e al vero motivo per cui siamo qua), ovvero la pasta allo scoglio del ristorante Le due Fontane.Inizia una corsa per le vie del borgo, dove le mie crocs faranno mangiare la polvere (e la puzza di piedi) al resto del gruppo.
Dopo un'ultima tappa alcolica in un losco bar di Finalborgo, in cui l'alticcio gestore cerca di sapere da noi quanto beve un delfino ogni giorno, ci dirigiamo al parcheggio della rocca di Perti, che abbiamo deciso di adibire a campo Rom. I più lussuriosi hanno a disposizione dei furgoni, mentre io dovrò dividere la tenda con junior, che mostra le due proposte:
- quella che non ha mai aperto
- quella rotta
Scelgo la prima opzione, e dalla sacca esce una tenda modello Woodstock 1968, che però è priva di pareti. Ripiego quindi sull'altro modello, sperando che la tramontana non ci spazzi via nottetempo.
Il giorno seguente mi sveglio alle 8.30, giusto in tempo per il gran varietà religioso, o almeno così grida il telefono della Cavasin, lanciato nella mia tenda contro la mia fase rem. Riprendo i sensi in un trip allucinatorio in cui la cavasin sta indossando un abito completo in muschio, e dei barboni stanno preparando del caffè per terra nel parcheggio. Dopo aver constatato che ahimè la mia visione psichedelica corrisponde alla realtà, tiro insieme i miei averi e partiamo verso la parete.
Verrò impegnato sulla via con junior, ma purtroppo verremo rallentati da una cordata lenta davanti a noi, una giovane ragazza dell'est e un tizio che millanta di essere un nazionale. Sul primo tiro Gigi sceglie una variante con strapiombo, scelta che verrà mal digerita dalla sua socia, poi però la via prosegue senza intoppi fino agli ultimi due tiri. Il primo amministrato da junior, che dopo aver visto troppe volte King of the bongo, decide di volare sullo 0.3 camalot. Il secondo è un tiro offwhidt (o per i non anglofoni fuori larghezza), che mi condurrà in cima. Importante sottolineare che Iza mi diluderá profondamente, cedendo questa lunghezza al suo socio.
Mentre il Terra documenta l' overtourism che ormai ha colpito anche questo posto decidiamo di abbandonare la terrificante cordata Barone Rosso-Flavio-Bin Laden al loro destino e scendere a valle, dove ruberemo le birre di Flavio e andremo a gustarle in spiaggia, assieme a delle focacce comprate lungo il percorso, e a della farinata (aka sabbia edibile) portata dal gruppo donne.
Dopo interminabili ore veniamo raggiunti dalla cordata a perdere, che porta altre provviste. Mi viene spontanea la battuta "vuoi vedere che Bin Laden ha portato della focaccia da Carugo alla Liguria?". Cala la serietà sul suo volto. E con faccia imbarazzata estrae dal suo sacchetto delle focacce Iperal.
Con terribile disappunto è quindi il momento di chiudere e tornare al mio oceano di acqua dolce, sperando presto di navigare su acqua ghiacciata verticale comunemente detta cascata.
Alla prossima!
Marajà





