Continuare a muoversi. Sempre.

Ore 17.30 del sabato, la cordata meraviglia si ritrova e inizia così il viaggio della speranza direzione Presolana.

Il viaggio passa tranquillo con Junior che espone meticolosamente l'itinerario ed esprime le sue preoccupazioni per la discesa. Arrivati al parcheggio si parte e in 90 minuti siamo presto al bivacco città di Clusone, che troviamo abitato da una ventina di bimbi-merenda russo-bergamaschi (si narra che tale etnia nasca dal fortuito incontro di due orsi della tundra in cantiere lombardo).

Aspettandosi l'inconveniente i nostri eroi piantano la tenda a debita distanza e preparano le vivande sul vicino altare di un santuario. Improvvisamente un gruppo di vicenzini spunta da un precario bivacco di fortuna offrendo salame, vino e grappa; ovviamente non abbiamo potuto non fare amicizia. La mattina seguente Pagin riesce nell'impresa di precedere la terribile sveglia delle 5.30. Ben presto la cordata è così colazionata e pronta per la missione; obbiettivo: spigolo longo con vetta a seguire. Junior guida la cordata all'attacco ignorando ogni segnaletica sentieristica al grido di: "cosa siamo poi noi se non bipedi caprioli". Parte Martini e aggredisce la via. Giunti alla prima sosta varie imprecazioni riecheggiano nella vallata e un tintinnio metallico risuona lungo la parete: è il secchiello di Junior che stanco di stargli appresso decide di tornare all'attacco della via (verrà in seguito recuperato). Giunti alla seconda sosta Martini, per non sentirsi in difetto, decide di lanciare il suo guscio giù dalla parete (questo non verrà mai più recuperato). Il terzo tiro lo libera Pagin che, istigato da Martini, decide di ignorare ogni relazione e aprire una propria variante. Si giunge dunque a un delicato tratto di disarrampicata, è compito di Pagin calare i soci e poi scendere. Junior decide dunque di inserire qualche friend nella calata così da agevolare il compagno; "Questo è una bomba" dirà del friend che poco dopo si staccherà di sua sponte durante il recupero delle corde. Gli ultimi quattro tiri li libera Junior che uno a uno svergina i suoi nuovi amici (leggasi protezioni veloci). Giunti dunque al termine la cordata si confronta sul da farsi. Qui Martini realizza finalmente la tragica verità (motivo delle sopracitate preoccupazioni di junior): la calata lungo la via non è operabile, bisogna procedere in cresta fino alla vetta. Inizia dunque la progressione, non priva di momenti di titubanza. Martini, in un attimo di sconforto, propone la disarrampicata in libera nel canale (leggasi parete verticale mai percorsa da alcun essere) ma viene immediatamente riportata sulla retta via al suono di "muovi il culo e sali". Dopo una parentesi di alpinismo eroico alla cordata appare in visione lo spirito di Gigi che indica la croce di vetta (mannaggia a lui e alla sua relazione). È fatta. Giunti in vetta i tre eroi si godono il momento e scorgono il lontananza la grignetta, sulla quale si scoprirà esserci realmente Gigi. Finita l'euforia ci si accorge del proverbiale grande batirone che incombe alle spalle della cordata. È il momento di seguire il sacro mantra che ci ha guidati fino a questo momento, "muovere il culo bagai".

Ci infiliamo così nel canalone Bendotti. Inizia qui la precaria discesa sullo sfasciume fino al ritrovamento di un anello di calata, a seguire tre doppie (di cui una risalita da Pagin e successivamente disarrampicata). Si torna finalmente al bivacco dove doniamo la sacra grappa ricevuta il giorno precedente ai nuovi ospiti. La discesa procede veloce fino alla macchina. I ripetuti ribaltamenti sul ghiaione ci fanno prendere consapevolezza della stanchezza dei corpi, ma le menti e i cuori sono più che mai vivi e carichi di soddisfazione per l'impresa compiuta. Dalla cordata meraviglia passo e chiudo.

Junior, Martini, Pagin.

27/07/2025