
Tre giorni di Dolomiti con Beppe Gigi e Teto. Un quartetto improvvisato e nato per inseguire un sogno di alta quota, dirottato all’ultimo ad Est, a caccia di qualche via dimenticata.
Capitolo 1:Sabato mattina. Pedalatina per le ridenti contrade di Cinisello Balsamo per raggiungere la stazione di attracco dello space shuttle. 15 ore di sonno in 3 giorni e una serie di scelte discutibili ancora da smaltire. Si preannuncia per me un weekend di riabilitazione dalla cattività cittadina.
Gigi e Beppe sono in modalità “uscita corso Alpinismo”: fin da subito accesi dibattiti su sosta caffè si/no e sull’ora di arrivo del minaccioso cumulonimbus che ci farà buttare le doppie. Dopo 7 meteo consultati e il rischio di una telefonata all’areonautica militare, la via è decisa. Io e Teto siamo ancora in stati di coscienza fluttuanti e dai sedili posteriori diamo un ok sulla fiducia.
Direzione Passo Sella, circuito preferito di Luigi Schumauri, che sogna la deviazione nei box prima della chicane finale per mangiarsi 4 o 5 posizioni. Io chiudo gli occhi ed entro in posizione fetale. Tutto liscio anche sta volta.
Passo Sella, un resort a 5 stelle, orde di SUV, laghetti artificiali stile Dubai, cavi e funi in ogni dove. Intorno, per fortuna, rimangono intonse le bastionate di roccia, e li andremo a sparire.
Siamo all’attacco, Beppe attende la chiamata con il Ministero degli Interni, Io, legato a Gigi, parto. Contro ogni pronostico, il Ministero non risponde e come per magia mi trovo fianco a fianco col Miles su un canale sfasciuminoso con le idee già poco chiare. Vai tu, vado io, ok vai tu. Sosta dove? Un escremento umano indica uno spuntone. Habemus Sosta. Ne verrà una relazione originale. Salendo, capisco la difficoltà del tiro dall’ampiezza del sorriso del Teto: più ingaggio=32 denti, tiro tranquillo= sorriso a bocca chiusa. Nuova scala arrampicatoria battezzata.
A metà via sento le birre del giovedì chiedere il conto. Rallento inesorabilmente. Ultimo tiro, un grosso corvo mi punta, scoprirò poi che è stato mandato dallo stregone barbuto che ci aspetta in vetta impaziente. Finalmente arrivo in cima e mi tolgo il casco per il signor Gluck, che nel ‘35 già si divertiva su queste pareti.
Ora di salamini e birra. Siamo come nuovi per muoverci verso il nostro primo accampamento: una lussuriosa suite stradale vista tornanti. A pochi centimetri dall’ingresso tenda, una recinzione elettrificata che, dopo l’ennesima scossa ad altezza cuore, mi aiuta a digerire e mi spedisce a letto. (Non fatelo a casa!)
Capitolo 2:
Buongiorno da passo Giau! 10 ore di sonno, due biscottini secchi secchi, un bicchiere di succo e via che si va. No aspetta! Gigi, sulla sirena, recupera le corde… ma non il casco (oops, si può dire?)
La via di oggi ha da subito un altro sapore.. capisco che in questi posti la "razionale" scala dei gradi si dissolve in un continuo indistinguibile, dettato solo dalla propria psiche. Ne ho conferma sul caratteristico “traverso in leggera discesa”, dove resto appeso a 3 chiodi sulla stessa fessura verticale, che sembrano voler scalzare un blocco di roccia gialla. Gli inevitabili pensieri intrusivi vengono tamponati da un timido nut, simbolico ma rassicurante. Si entra ora nel giallo della via e Gigi, istruttore CAI per vocazione, sfodera un paranco per recupero da crepaccio: i corvi dello stregone gracchiano in segno di rispetto.
Da li in poi, solo soste appese. Provo l’esperienza mistica di “rinascere”, uscendo dalle gambe di Gigi. Pregno di nuova linfa vitale, mi becco l’ultimo lungo tiro con uscita gloriosa (anche meno!) sul pianoro sommitale. Gran goduria. Pian piano arrivano tutti: Gigi con il cranio intero, la scala Teto segna 32 denti e Miles, ancora provato dal traverso, ha l’aria soddisfatta. Fatto ancora inspiegabile alla scienza: la sua mini borraccia da 20 cl è ancora piena. La mia da 1.5 l finiva due tiri fa.
E’ di nuovo ora di Salamino e birra. Bonus: abluzione nel torrente e battesimo dolomitico. A quel punto la conversazione vira inesorabile su terrapiattismo e altri gustosissimi complotti.
Capitolo 3:
Altro posto tenda 4 stelle su comodo letto di ghiaia, questa volta P.so Falzarego. Ore 6.30, e dopo due ore di pioggia incessante il cielo si placa. Soliti due biscottini secchi, accompagnati non più da succo Bravo, bensì da fresca acqua di sorgente. Siamo ufficialmente pronti al ritiro Shaolin.
Sfruttiamo una finestra di poche ore per fare una via che al suo termine ripercorre le gallerie usate dagli Alpini durante la prima guerra mondiale. E’ un lunedì mattina, noi siamo qua a giocare con la roccia, 100 anni prima qui si sparavano. Ogni tempo ha certamente le sue disgrazie ma sono molto contento di essere qua, ora.
La gita è in conclusione e rimane il tempo di un ultimo grande banchetto di salame, birra e stavolta anche formaggio, pane fresco, olè. Lo stregone prova ad incantare qualche passerotto locale con un pugno di briciole, ma la magia sembra esaurita.
La riabilitazione è completata. E’ ora di tornare, anche se andrei avanti a posti tenda bordo strada ancora per un bel po’.
Alla prossima,
Il mangia Tigelle






