
Ore 7.00 ci ritroviamo davanti al Martino Bassi e nel giro di qualche minuto ci dividiamo tra le auto, pronti per partire alla volta di Olgascia. Incompetente col navi In super seguo Giorgia C., finendo che siamo in otto a sbagliare strada; poco importa: dopo 50 minuti arriviamo al cimitero di Olgascia dove mi attende la prima sfida della giornata.
Mi offro volontario per leggere la scheda della falesia, senza sapere che con questa scelta mi condanno a guidare il gruppo fino alla falesia. Fortunatamente imbrocco il sentiero corretto (era impossibile sbagliare) e nel giro di venti minuti giungiamo al nostro obiettivo: il Sass Negher.
Come suggerisce il nome la parete è nera: non patiremo il freddo come ad Introbio.
Per sperimentare il nuovo tipo di roccia ci spostiamo di traverso stando a 20cm da terra; arrampicatori si, ma ancora piccini. Significativo in questo senso il nome del primo settore della falesia, Il Troglodromo.
La coppia che ci ha preceduti sembra amichevole, ma sappiamo benissimo come stanno imprecando contro di noi; e ci piace così.
Manuel ci divide a coppie, io sono con Giorgia e il Gianfri e Francesca ci prendono in carico: finalmente iniziamo ad arrampicare. Nonostante siamo carichi, l’idea di infilare i piedi nelle scarpette ci spaventa; non sono ancora diventate una seconda pelle.
Le differenze con Introbio sono piuttosto evidenti: la parete è più inclinata e non dritta per dritta, non ci sono anfratti per le mani o per i piedi, va su quasi a gradini di pochi millimetri. Personalmente la trovo più semplice di Pilastrini, ma ammetto di essere scivolato alcune volte, specialmente all’inizio.
I primi tiri vanno via piuttosto velocemente, perdiamo tempo solo per colpa mia che non riesco a infilare il grigri nel moschettone nel modo corretto. Nel frattempo il sole spunta, cominciamo a scaldarci per bene e, contestualmente, a renderci conto che il caldo diventerà un problema di lì a poco.
Dopo alcuni tiri abbandoniamo il Troglodromo e scendiamo fino al terzo settore; leggiamo i nomi di queste pareti e mi entusiasmo: Fiasco e Martello, Poligamia, Black Woman’s Crack… pensando agli antichi saggi che nominarono queste vie ricominciamo a salire e scendere, salire e scendere sudando sempre più a causa del sole di mezzogiorno. Domando a Gianfri e Fra se è lecito arrampicare senza maglietta, ma m’informano che solo due tipi di persone possono: quelli che arrampicano bene ed i tamarri. Certo non arrampico bene e tamarro non voglio essere, quindi sopporto il caldo e sto pure zitto.
A mezzogiorno Manuel e Laura ci mostrano di nuovo come si fa la manovrina una volta arrivati in sosta da primi; sorprendente come, a fare le coseon si rischi assolutamente nulla. Procediamo quindi a svolgere la manovrina seguiti dagli istruttori per poi riprendere ad arrampicare. Ormai la roccia scotta, ma non ci facciamo troppo caso, siamo troppo concentrati sull’attività e sulla bellezza del paesaggio.
Arriviamo così all’ultimo tiro, lo Straminkia; mentre Gianfri è su a togliere i rinvii ci accorgiamo che ho di nuovo sbagliato a mettere il grigri nel moschettone… ma non c’è alcun problema perchè Manuel mi aiuta a calare e Gianfri scende in tranquillità (che coraggio !!). Allora prima io e poi Gio facciamo quest’ultimo tiro, senza rinvii. Un po’ complesso, ma soddisfacente. Arrivato in sosta ascolto per qualche secondo il silenzio che avvolge la zona; poi dò un’occhiata di sotto: mi accorgo di essere a 30 m da terra e mi cago un po' in mano.
Calami Giorgia, calami, ti prego.
Sarebbe bello concludere dicendo di come siamo andati a bere una birra e di come poi abbia riportato a casa gli amici, ma… ho perso le chiavi dell’auto. Quindi, con Filippo e Giorgio, salutati gli altri, torniamo indietro a cercare queste benedette chiavi; i miei genitori non sono contentissimi quando li informo (legittimo). Sul sentiero le imprecazioni vanno che è un piacere, fino a quando incrociamo dei ragazzi che ci dicono che le hanno ritrovate e appese al cartello del primo settore. Grazie a Dio.
Concludiamo la giornata facendo aperitivo con gli avanzi del pranzo, patatine, una lemon soda e delle caramelle mou comprate al minimarket di Olgascia, mentre guardiamo le montagne di fronte a noi. L’importante è essere tra amici.
Addios Sass negher, alla prossima.
Samuele




