
Ciao a tutti! Ecco a voi il resoconto dell’uscita dell’11/10 al Sasso delle Lucciole del mitico corso AL1 2026.
Parte della ciurma è partita da Seregno alle 6:45, altri, più fortunati, da Lecco alle 7:15. Io, personalmente, per risparmiarmi una levataccia, ho ritenuto che la scelta più saggia fosse dormire direttamente in Val di Mello e concedermi il lusso di una sveglia alle 7:30 :)
Ci siamo ricongiunti, tutti più o meno assonnati, verso le 8:30 all’Hotel Miramonti e da lì ci siamo incamminati verso la falesia. Un avvicinamento tranquillo, giusto il tempo di sgranchirci le gambe e prepararci psicologicamente all’incontro con il granito.
Una volta arrivati alla base delle vie, i nostri santi istruttori hanno provveduto ad aprire alcuni tiri, permettendoci di iniziare ad arrampicare da secondi e di prendere confidenza con la roccia.
L’obiettivo della mattinata era apparentemente semplice: cercare di sfruttare appoggi e appigli e, soprattutto, di fidarci un po’ di più dei piedi… da un lato ci siamo resi conto di avere tutti dei grossi problemi di fiducia, ma anche il granito non ci è sembrato particolarmente intenzionato a collaborare, mettendoci tutti discretamente alla prova… La sottoscritta si è portata a casa l’ennesima bella abrasione sulla gamba, ma fortunatamente nessuno ha avuto bisogno di un chirurgo della mano, a differenza del malcapitato protagonista della foto che ci è stata mostrata, con un bel moschettone conficcato nel palmo.
Verso metà mattina, Gigi, probabilmente accortosi che il nostro livello di lucidità non era ancora ottimale, ha pensato bene di prepararci un caffè, prontamente accompagnato dalle castagne di Daniele e dai muffin della Zimba. Insomma, siamo un gruppo abbastanza affiatato, ma soprattutto affamato.
Bando alle ciance, tra una merenda e l’altra abbiamo trovato anche il tempo di fare i seri (o quantomeno di provarci). Oltre a cimentarci su diversi tiri, abbiamo anche cercato di imparare la “manovrina”, quello che sembra un trucco di magia alpinistica che permette di far passare la corda in un anello chiuso. Incredibile, vero? Fortunatamente nessuno di noi ha commesso errori tali da ritrovarsi, in un batter d’occhio, accanto al compagno che gli stava facendo sicura. Io, però, per non farmi mancare nulla, ho ben pensato di sbagliare a legarmi all’imbrago, facendo passare il nodo a otto solo in un anello, sotto lo sguardo giudicante, ma anche vagamente divertito, di Gigi e Francesca. Per ora, comunque, siamo partiti in 12 e siamo tornati in 12. Poi, chi vivrà vedrà.
Nel corso della giornata abbiamo anche avuto modo di esercitarci nell’assicurazione del primo di cordata. Gli istruttori più temerari, tra cui la Marti, si sono addirittura fidati a farsi assicurare da noi mentre salivano da primi. Una dimostrazione di fiducia ammirevole, o forse di una certa incoscienza….
Verso le 14 abbiamo tentato di spostarci al Sasso Remenno, nella speranza di cimentarci su qualche altro tiro, ma alcuni nostri rivali avevano già occupato i tiri alla nostra portata. Dopo un’attenta valutazione della situazione, abbiamo quindi optato per una ritirata strategica, rapida e indolore, verso il bar.
Abbiamo concluso la giornata nel modo che, a quanto pare, ci riesce meglio: tra piadine, birrette e chiacchiere, tirando le somme di una giornata in cui il granito avrà anche avuto la meglio, ma noi abbiamo sicuramente imparato qualcosa
Sempre un grande grazie per la pazienza e la simpatia ai nostri istruttori
PS: Bea, io adesso aspetto la tua relazione della prossima uscita. Tu, però, non aspettarti la mia torta di mele che, per la cronaca, è decisamente più buona del mio tè caldo senza zucchero.






