
Materiale necessario: fornito dalla provvidenza
È un venerdì sera di fine estate, quando annoiato e senza socio decido di riprendere in mano una vecchia idea che il buonsenso mi aveva finora impedito di mettere in pratica. Così l'indomani dopo una colazione a base di caffè quadruplo e merendine di ignota sottomarca, tiro fuori dal garage la mia bicicletta Bianchi, detta Bianchina in quanto coetanea della Berlinguer, rimuovo alla buona le ragnatele e rigonfio le gomme.
Alle 7.10 faccio la prima pedalata; in mezz'ora scarsa sono a Valmadroga, dove abbandonerò la bici per raggiungere la partenza della cresta Osa. Salgo gorillando ogni presa, dimenticando ogni parvenza di grazia e senso estetico, fino ad arrivare al traverso della frana. Giunto al suo cospetto rinvengo un nut abbandonato da qualche sciagurato scialacquatore; lo estraggo con vigorosi strattoni dalla roccia e me lo appendo come trofeo di guerra.
Arrivato in cima lascio il mio prestigioso autografo sul libro, è da parecchio tempo che non passo di qua.
Scendo a recuperare la mia bicicletta, che attraverso gli atroci pericoli causati dal traffico di lecco mi conduce sulla vecchia Lecco-Ballabio. è proprio allora che incomincia la salita, come ricorda anche tale Antonello Venditti nelle cuffie. Passerò la salita a battagliare con una ciclista ultrasessantenne, riuscendo nel sorpasso solo negli ultimi tonanti, in piedi sui pedali come il pirata in fuga verso la maglia rosa.
La salita ai Resinelli sarà invece un inglorioso massacro scandito al ritmo dei 14 tornanti. Mi fermo per una breve tappa panino con formaggio e coca cola al forno, prima di risalire via Caimi come un Gino Bartali in pensione, e abbandonare nuovamente il mio destriero. La grignetta mi rigenera per osmosi le energie perdute, e mi muovo agilmente sulla direttissima.
Ad un certo punto sorpasso due personaggi; i loro elmi da Sturm-truppen mi impediscono di riconoscerli in volto, ma al loro richiamo "Marajaaa!" capisco subito che si tratta di occhiali e socio, ex allievi Renzo Cabiati. Ne approfitto per scroccare dell'acqua, e conversare lungo la salita. All'attacco della Segantini le nostre strade dovranno dividersi; mi offriranno altra acqua, che rifiuterò, in quanto faccio conto di trovare qualche pozzanghera nel canale della lingua.
Aspetteranno di vedermi sparire fra nuvole e torri prima di proseguire il loro cammino.
Percorro tutta la cresta, questa volta muovendomi agilmente, fermandomi solo per abbeverarmi alla sopracitata pozzanghera, fino a raggiungere la cima. Qui re incontrerò i padawans, che inizieranno ad allestire il cenone di pasqua del '92...ma per me è tempo di scendere e rimettermi in sella alla poderosa.
Mi fermo al forno per ordinare lo stesso panino e la stessa coca cola di prima; mentre la barista si chiede se per caso io non abbia usato il neuralizzatore di man in black, mi rendo conto che a ostacolare me e la mia impresa ci sono le poche ore di luce. Per fortuna il mio amico Halecs verrà in soccorso con il suo prezioso frontalino Petzl.
Ci diamo appuntamento alla rotonda di Balisio, ma in discesa un vito 9 posti rischia di farmi tardare. Quindi ad un tornante mi porto all' interno, ginocchio fuori, tutti in piedi sul divano! La staccata di Valentino!! Rossi c'è! Sono davanti. Recuperati i 900 lumen tascabili sto subito pedalando verso Barzio, andando incontro all'ultima fatica psicofisica di oggi.
Per l'ultima volta lego la bici, sono le 18.00. Salgo svogliatamente la strada sterrata fino alla stazione di arrivo della funivia. Mi faccio strada in questo postaccio, superando delle mucche che mi guardano con fare sospetto e una trentina di ragazzi accampati in tenda in un contesto a metà tra l’area esterna del Nameless e Woodstock del '68.
La mia idea è tirare dritta e finire più rapidamente possibile questa agonia; ma giunto al rifugio Lecco però capisco di non farcela.
-ciao, è tardi per chiederti una coca e una torta?
-no, te li porto subito. Da dove vieni?
-da un’idea di merda.
Dopo aver riassunto la giornata la rifugista decide di omaggiarmi le vivande, e si raccomanda per la salita.
-ma hai tutto il necessario? Tra mezz'ora è buio
-non temere, ho in tasca il frontalino
Salgo direttamente per prati, lesto raggiungo l'attacco e in breve concludo la cresta... accenderò la torcia solo nell'ultimo tratto. Ore 20.54: sono in cima allo Zucco Pesciola. Qui Memphis belle, missione compiuta, rientriamo alla base.
Scendo nel vallone dei Campelli, e appena rimetto piede sul sentiero vedo al rifugio Lecco sparire la sagoma che mi aveva seguito dalla finestra e spegnersi le luci. Gente di poca fede! Scendo per la sierra verde infinita, mi rimetto in strada e affronto la salita a colle di Balisio. Qui finiscono ufficialmente i dislivelli positivi.
Smetto di pedalare e aspetto che questo trespolo di alluminio, ruote e dolore mi porti a casa. Ci arriverò alle 23.45, tra lo sfinito e il polverizzato, desideroso solo di annegare in mezzo kg di pasta ai funghi e qualche bicchiere di Cirò.
Per me è giunto il momento di decomporsi sul materasso, alla prossima!


