SALIRE PER I SALI

La "PARETE"
Regione: 
Lato povero del Parco Nazionale del Gran Paradiso
Località: 
Piantonetto
Difficoltà: 
UMIDITA'

Temperatura esterna 39°, temperatura interna 32,5°. Mi muovo per casa come uno di quei giocattoli anni ’90 fatti da una manina elastica che si incollava a tutto e raccoglieva tutte le incrostazioni di polvere e batteri.

La maggior parte degli alpinisti seregnesi sono in vacanza, siamo rimasti in pochi. Con Gigi e Beppe si prova a pensare a una bella via, un po’ in alto e che non butti temporali. Il Direttore apre il pokedex e tira fuori opzione A, B e C. Arrivati al venerdì Gigi viene colpito dalla strega del circuito F1 di Monza, che gli blocca la schiena e deve chiamare KO.

Io e Beppe rimaniamo carichi e sabato, ad un orario finalmente poco Caiano (ore 12.00!!!), ci troviamo per andare a esplorare una remota valle piemontese. Così remota che si sono dimenticati di abitarla. Arrivati al parcheggio troviamo infatti solo ruderi e vecchi pascoli divorati dal bosco.

In questa atmosfera post-apocalittica, partiamo per quello che sarà un avvicinamento molto bagnato, non tanto per l’acqua meteorica, che non ci sarà, ma bensì per gli ingenti liquidi corporei che traboccano dai pori molto aperti.

Siamo alla diga di Valsoera, quasi al bivacco, di fronte a noi una scena incredibile: un gruppo di stambecchi di ogni età sta arrampicando in puro spalmo, su placca molto verticale (almeno 6a), per leccare i deliziosi sali esalati dal cemento. Io, che di sali non ne ho più, mi faccio quasi tentare. Ma il bivacco è molto vicino, desisto quindi dalla metamorfosi caprina e cedo piuttosto al primitivo istinto di un bagno nel lago. Ottima temperstura!!

Al bivacco siamo solo noi e altri due amici in fuga da Torino, insieme ai quali potremmo liberamente inveire contro stato e corruzione e goderci un’atmosfera da osteria d’alta quota, in un posto che spero non esca mai dal profilo Instagram sbagliato.

Beppe mi stupisce portando viveri che in condizioni normali gli basterebbero per 6 giorni, quindi approfittiamo di un ricco banchetto, oltre che del pane fresco e birrette offerti dai torinesi.

Dormite le nostre 8 ore abbondanti ci alziamo all’alba per attaccare l’opzione A del pokedex del Direttore: una bella linea tra diedri e fessure che sale dritta al monte Destrera. Forte del mio brick di miele (consiglio del Dott. Barone Rosso), mi godo tutta la via con il pieno di energia. I diedri fessurati dei tiri centrali sembrano disegnati su AutoCAD, l’arrampicata è una goduria. Al penultimo tiro rispolvero il mio fetish per i traversi orizzontali totalmente non necessari, ma questa volta un chiodino sbuca indicandomi la retta via. Rifaccio il traverso in senso contrario aggiungendo un po’ di metri di sviluppo, tutto gratis! Il Direttore chiude in grande stile l’ultimo tiro della via ed è Cumbre, tra le nuvole che si iniziano a inscurire, mettiamo nel sacco la via Locatelli.

Voliamo giù per comodo sentiero e facciamo giusto in tempo ad entrare in bivacco, prima che il cielo si apra e inizi a piovere per un’ora abbondante. Tempismo perfetto.

Sarà un momento di estrema pace e senza distrazioni, a cui ammetto non essere più abituato: un pezzo di formaggio (o un tonno dell’Unes), il libro del rifugio, la pioggia sul tetto, una sigaretta in veranda. Dopo quest’ultima parentesi da alpeggio, la pioggia cessa e ci incamminiamo a valle a classico ritmo Milesi.

Perdiamo quota e acquistiamo umidità, fino a pensare di aver bucato di nuovo lo spazio-tempo ed essere finiti nel Borneo, umidità al 110%.

Siamo a valle, super soddisfatti per le 24 ore a zero tacche e per aver scoperto un posto dove sicuramente tornerò volentieri. Chiude il weekend l’immancabile coda in autostrada a causa di un ponte inagibile, di cui non c’è ormai traccia di cemento... Forse era troppo salato?

Alla prossima,Il mangia tigelle.

 

02/08/2026
Villa villa-Colle
Geometria pura
Il diedro
Il traverso
Cumbre
Ardito profilo
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