A velocità di curvatura

Venerdì sera, ore 22.55. 

Mi sto godendo la serata in statale occupata quando improvvisamente sento provenire dall'ultimo lobo celebrale ancora connesso con il mondo esterno una voce roca: "junior!! Ritrovo alle 6.30 al bassi". Rimango da prima sgomento nel realizzate che ormai il mio senso del dovere ha assunto la voce del talebano Milesi, poi ordino i pensieri e abbandono il concerto dei 165 Riot per incamminarmi verso la mia Itaca (simpatico paesino brianzolo bagnato da cemento e industrie).

Sabato. Ore 6.30. La compagnia dell'anello si ritrova nella contea seregnese e parte in direzione della terra di Merdor (aka il pavese). Dopo due interminabili ore di viaggio tra la nebbia padana e aver sbagliato strada un paio di volte (d'altra parte la relazione non dava particolari indicazioni sull'avvicinamento) giungiamo al luogo prestabilito con un terrificante anticipo. Scendo dalla franchin-mobile e tra la nebbia intravedo Gandalf il grigio che mi porge una massa da 16 kg e preferisce le sacre parole "segui il sentiero, poi vedrai".

Giungiamo finalmente al luogo prestabilitio: una falesia in arenaria presso la quale svolgeremo le prove di trattenuta. Realizziamo presto che il terroristico orario di partenza era funzionale al farci allestire tutta l'attrezzatura. Veniamo infine raggiunti da una ventina di giovani padawans lombardi e noto una certa diffusione di abbigliamento tecnico. Dopo un breve momento di riflessione constato che con i miei scarponi Dr Martens e il mio pile etnico nepalese sono quello con l'outfit più consono all'attività da svolgere. Gli anziani saggi del centro materiali ci illustrano le attività della giornata mentre Milesi decide di inciampare su una corda da noi posizionata sfiorando l'incontro ravvicinato tra la sua faccia e la parete. Procediamo quindi con le prove di rottura e l'attività allo sbilanciometro. Le reazioni alle prove di rottura sono di generale sgomento, vedete un kevlar sfaldarsi sotto lo strappo generato dal una caduta di un solo metro di altezza è semplicemente destabilizzante. E il test allo sbilanciometro mostra quanto poco controllo abbiamo sulla distribuzione dei carichi in sosta. Insomma, d'ora in poi solo soste su cordoni dinamici, attenzione agli spigoli vivi e alle leve di lavoro sui rinvii; ma soprattutto, rivalutiamo la sosta semimobile!!

Passiamo infine all'attività più goliardiche ed al contempo educativa della giornata: le prove di trattenuta. Mio malgrado sono la prima cavia. Mi vengono forniti guanti e paraschiena e prima di poter realizzare la situazione mi ritrovo eiettato in aria sotto la forza generata dalla caduta di 80kg. Si narra che al culmine dell'accelerazione il mio bacino sia entrato in una regione di moto relativistica con conseguente dispercezione locale dello spaziotempo. Le prove si susseguono testando ogni metodo di assicurazione (gri-gri, secchiello, mezzo barcaiolo) e devo dire che l'esperienza restituisce una certa consapevolezza delle forze in gioco, è proprio vero che impari il 90% di quello che fai e il 10% di quello che vedi. Nota d'onore va al buon Bin Laden che dopo aver fornito le proprie generalità alla richiesta "come si chiama lo sfigato li appeso?" procede a non trattenere la corda in fase di caduta con conseguente schianto al suolo suo e del corpo di caduta.

Dopo aver completato la collezione di acrobazie aeree ci raduniamo al fantomatico capanno dove verranno insegnate tecniche di magia oscura quali l'utilizzo del bocca di lupo (che per partito preso continuerò a non usare) e le soste su spezzoni di corda.

Si conclude così la giornata, con un'abbuffata di pane-salame e qualche parola di troppo proferita da un anziano bergamasco con troppo vino in circolo.

18/10/2026