Me la caverò senza istruttore?

Regione: 
Grigioni (CH)
Gruppo montuoso: 
Masino - Bregaglia
Località: 
Albigna

Albigna 09/07/2022

Appuntamento h.5:45.

Sveglia, colazione, zaino in spalla. 

Si accende il motore della macchina e delle gambe, direzione Albigna, Svizzera.

Ultima tappa del corso di alpinismo 2022, già l’ultima…Già, l’ultima!

E io, e noi? Cos’abbiamo imparato? Me la caverò senza istruttore?

Mentre rifletto su queste domande affrontiamo il lungo serpentone della strada maestra “La Valassina” che schiude a noi brianzoli le porte delle Alpi.

Breve sosta, rigorosamente in pasticceria. Raggiunti dal direttore in van, testa fuori dal finestrino, braccio puntato verso la strada ci grida “allooraaaa!”. Tutti in macchina, è ora e non c’è un minuto da perdere. Lui sfila via, noi lo seguiamo.

Dogana, passata; Parcheggio, trovato; funivia, presa; orrido, superato; “guarda a destra!” “Cosa? Chi?” “Una faccia!” “Una faccia? Dove?”, scolpito nella montagna un viso, si dice che sia lo spirito della montagna. Speriamo che ci accolga positivamente!

E allora giù dalla funivia e su per la montagna. Si apre la vallata dell’Albigna, 100% granito, quel che resta dei ghiacciai ed al centro il lago. Tappa al rifugio, lasciamo il superfluo e pronti per dirigerci agli attacchi. I gruppi si dividono: chi a Piz Da Pal, chi a Punta Albigna, chi al Balzetto.

I gruppi che si dirigono verso punta Albigna affronteranno le vie “Tempi Moderni” e “Meuli”. Superato un ponticello panoramico su un torrente che convoglia l’acqua del ghiacciaio nel lago, si prosegue per altri 10 minuti fino a lasciare il sentiero, e scarpinare tra gli sfasciumi. Troppo lanciati dall’entusiasmo superiamo l’attacco. Fortunatamente ci si accorge subito che qualcosa non torna. Relazioni alla mano, l’attacco “dove si trova? Dove non si trova?” Ci pensa Il direttore a ritrovare gli attacchi perduti. 

Bene, ora è il momento, occorre mettere in pratica quanto imparato durante il corso: preparazione alla salita, catena di assicurazione, nodi, piedi, testa, insomma la situazione è ingaggiante, c’è tanta voglia di fare, e di fare bene, per dimostrare a se stessi e agli istruttori che il corso è stato metabolizzato.

Primo tiro, primo boccone amaro, l’ambiente   non si lascia prevaricare con la scioltezza pensata, e avuta in altre occasioni, anzi ti spalma in faccia tutta la sua ruvida essenza. A sua volta, invece, l’arrampicatore deve spalmare i piedi in faccia al granito, percependone ogni sua singola escrescenza, quarzino, irregolarità, insomma cercare ogni sua imperfezione, da quella fastidiosa sensazione di liscio, e girarla a tuo favore. Facile? Per niente! E infatti sono sberle su sberle quelle che s’incassano. Si aggiungono inoltre sbavature sulle manovre a rendere il tutto un po’ più grigio (come il granito, come il cielo sopra di noi). Eppure anche sul freddo e grigio granito crescono, a chiazze, sprazzi di colore (il giallo dei muschi..), ma tanto basta, e infatti già dal secondo tiro in poi i valori dei più avvezzi arrampicatori emergono, e allora su per tiri di 40metri uno dietro l’altro, intervallati da brevi soste. I più bravi vanno su come gatti, io personalmente resto psicologicamente a terra e ogni passo è insicuro e ponderato, troppo pensato per procedere sciolto. Sarà che tecnicamente non mi sento pronto, sarà che la sberla del primo tiro si fa ancora sentire. Fortunatamente anche Tiziano si fa sentire, voce come se fosse in cuffia e corda tesa sono buoni antidoti per la progressione. E allora testa bassa e su per la via. Passi corti, piedi a monte, baricentro centrato, mani distese, avanpiede ben spalmato sul granito e talloni bassi, le scarpette tengono, carica che non scivoli. Le istruzioni sono chiare, un po’ meno concretizzarle. E così tiro dopo tiro prosegue la nostra ascesa, ogni tiro con caratteristiche un po’ diverse. Personalmente la gambetta sinistra ha tremato fino a quasi l’ultimo tiro, quindi poco piacere e tanta concentrazione, ma poi alla fine un po’ più di confidenza con la materia è arrivata, inizio a guardarmi intorno, paesaggio mozzafiato, e una bella bella parete scalata, peccato la scarsa lucidità!

Inizia ora la discesa, niente corda doppia, via le scarpette e su gli scarponi, giù per sfasciumi. Saltellando tra un masso e l’altro si guada anche il torrente: 1,2,3 saltaaa! Piedi tutti asciutti, o quasi, ma anche l’ultimo ostacolo di giornata è stato superato. Il morale è tornato alto e anche la sete! un paio di birre sono ciò che ci vuole per concludere la giornata, in attesa del resto dei gruppi al rifugio. Purtroppo la discesa di un gruppo è stata viziata da una corda incastrata in discesa, a memoria che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Il rifugio ci accoglie con una cena molto rustica a base di zuppa di patate e porri, insalata, ed una discutibile pasta patate panna e formaggio, servita con una purea di mela dolce, chiaramente una mal interpretazione del detto “al contadino non far saper quanto è buono il formaggio con le pere”, ma vallo a spiegare agli svizzeri! Accontentiamoci della pasta scotta, che la fame è tanta.Breve briefing post cena e presentazione del CAI e della sua organizzazione. 

Tutti a letto. Giorno dopo sveglia alle h. 4:00 per andare… “ma chi cazz**” si sente volare nella stanza. Falsa partenza, una sveglia toppata scuote nella notte gli animi dei dormienti alpinisti. Ore 6:00 la vera sveglia,  colazione un po’ misera per gli standard svizzeri ed un caffè al gusto catrame (come da standard svizzeri), ma comunque ce la si fa andar bene. I primi partono per la Normale dello Spazzacaldera. (I primi saranno gli ultimi qualcuno profetizzava…) Il resto dei gruppi si divide tra le Placche del Lago,  in riva al lago e su Piz da Pal in faccia al rifugio. 

La mattina ha l’oro in bocca  il piglio è tutta un’altra cosa rispetto al giorno precedente (per quanto mi riguarda, saranno le 3 colazioni fatte..). Imbrago, scarpette e via. Oggi è Stefano a guidarmi, metto in pratica le sensazioni ed i movimenti provati il giorno precedente con Tiziano, più qualche consiglio distribuito sempre con dose generosa “passi veloci e decisi, più sosti più è probabile che scivoli sul granito!”.

Arriviamo in cima con grande soddisfazione, e siamo stati abbastanza veloci da fare anche una calata in corda doppia e risalire di due tiri. Ora tutte le manovre di base insegnate sono state applicate, o quasi (otto, barcaiolo, mezzobarcaiolo, machard, longe, tecnica di arrampicata, sicura al compagno). 

Possiamo rientrare felici e contenti anche da quest’ultima stupenda uscita, già l’ultima…Già, l’ultima!

E io, e noi? Cos’abbiamo imparato? Me la caverò senza istruttore? Le domande sono ancora lì, però il buon Stefano qualche consiglio da dove partire me l’ha dato…il tempo e la passione risponderanno al resto, se però il prossimo relazionista ha le idee un po’ più chiare in merito passo le domande anche lui.

P.s.il premio via più difficile del weekend lo vince la Valassina dopo le h.16:00, zero spit, solo catrame e milanesi in coda. Il mal d’animo del ritorno, dopo una bella esperienza, è accompagnato/viziato da un indiscreto mal d’auto.

10/07/2022