Niente OZIO con lo ZIO!

Il Disgrazia all'alba
Regione: 
Lombardia
Gruppo montuoso: 
Alpi Retiche
Località: 
Rifugio Longoni

Tutto è iniziato mercoledì 28 giugno; le 20.45 sono passate da poco, SS36, nell’abitacolo della Polo, si possono intravedere i due occupanti nonché i protagonisti del report. Stesso look, capelli lunghi e barba lunga, solo qualche anno di differenza, sono zio e nipote. Attenti a quei due!!Viaggiando in direzione CAI, per l’ultima lezione del Corso di Alpinismo, ecco che nel silenzio del viaggio viene scagliato un sasso: “Luca, questo weekend apertura del nostro rifugio, Il Rifugio Longoni, che ne dici di andare? Ma prima di fare festa al rifugio, a questo giro ci aggiungiamo la cresta sud-ovest della Sassa d’Entova?”Neanche il tempo di reazione alla domanda che ribatto, come un tennista sulla terra rossa, con un secco: “Ci sta, facciamolo!”

Ma torniamo qualche passo indietro, dato che prima ho specificato: a questo giro; bisogna aggiungere il tassello mancante, più precisamente torniamo alla prima settimana di luglio dello scorso anno 2022. La proposta al tempo fu la stessa: “Nipote, c’è l’apertura del nostro Rifugio, vieni? “Come avrete notato mancava il secondo pezzo della domanda. La prima volta salimmo esclusivamente al rifugio, senza aggiungere altre mete intermedie alla giornata. Partimmo da San Giuseppe, piccolo paesino della valle, e senza nessun altro piano, una sola poteva essere l’opzione e l’obbiettivo della giornata, dovendo solo salire al rifugio, una competizione per raggiungerlo nel minor tempo possibile.Ricordo che il tratto di salita iniziale, o meglio ancora la parte centrale del percorso a fatica stetti dietro al Frecciarossa, che tra una falcata e l’altra guadagnava spaventosamente metri su metri, il tutto senza perdere fiato.Feci del mio meglio per stargli dietro, fino a che scoppiai a 15 minuti dal rifugio. Arrivai al rifugio provato come un nomade nel deserto, che disidratato vede oasi con palme da cocco e acqua a volontà, ovunque.Rapido giro di saluti, qualche presentazione, alcune volte, altre no, qualche chiacchiera, un piccolo spuntino e via scendemmo veloci. 

Ma ora torniamo alla giornata in questione, quella appena passata.È Sabato 1° luglio, ormai è sera, so che domani dovremmo andare sulla cima della Sassa d’Entova, ma ancora non ho precise informazioni su ritrovo e orario. Lo zio impegnato nelle sue faccende caine non si è ancora fatto sentire. Pochi minuti dopo le 21.00, arriva il fatidico e tanto atteso messaggio, un fulmine a ciel sereno come si dice, così recitante: “Luca ti passo a prendere alle 2.00, si proprio così, alle 2.00 di notte.Sobbalzo rapidamente, mollo tutto quello che sto facendo e rapido a peso morto mi infilo nel letto, come in un sarcofago, sperando di ottenere chissà quante ore di sonno.Per svegliarmi solitamente non uso mai la sveglia, ma a mali estremi (due di notte), estremi rimedi, eccoci, sento vibrare il comodino, si, sono le ore 01e 45 minuti. Mi vesto al volo ed esco in strada.In un batter di ciglia siamo già in superstrada, che, tra una chiacchiera e momenti di silenzio, forse dovuti alla stanchezza della mattina, scorre rapidamente.“La strada fino alla teleferica è pulita, venite su con la macchina.” Cosi Eugenio, il nostro gestore ha detto allo zio per telefono.Così imboccammo una tortuosa e infinita strada tra tratti cementati e tratti off-road, sulla quale la macchina inizia a stancarsi, si lamenta, ci supplica di darci un taglio, ma fedele resiste fino a che giungiamo a destinazione.Suddiviso il materiale iniziamo a camminare. Devo ammetterlo, camminare la notte con questo bel fresco, che ti rigenera come una doccia fredda, e con il silenzio e l’oscurità che la fanno ancora da padroni ha sempre il suo fascino.Il sentiero è illuminato dalla fievole luce delle nostre frontali, il paesaggio, ancora dormiente, si presenta avvolto da un manto di nuvole bianche, che sotto una determinata quota, non lasciano neanche intravedere il paese o i pascoli sottostanti, per quanto sono fitte.Con l’assoluta sacralità del momento, per non rovinare gli equilibri del bel silenzio, che tanto bene fa alla natura, ma molte volte anche a noi, proseguiamo con un ritmo costante la nostra camminata.Superiamo in brevissimo tempo il rifugio Longoni, che ci aspetterà sicuramente più festoso al ritorno del nostro percorso ad anello.Noi puntiamo alla cima, che timida svetta, ma fieramente ci mostra la sua croce fiera dei sui suoi 3329 mt.Superato il rifugio, e qualche pietraia iniziale, l’ambiente circostante si apre e si fa una spazio molto ampio.Mi piace quella sensazione di non sentirmi il centro di tutto in uno spazio così grande, camminare avvolto nei miei pensieri, sentendomi minuscolo, forse sarà anche il buio che aiuto a ingrandire gli spazi. Uno dei motivi per cui amo la montagna è proprio questo, ti ridimensiona, ti lascia con i tuoi pensieri, e una sana introspezione, a differenza della città dove tutto è costruito a misura d’uomo, in montagna è tutto al contrario.Camminiamo e camminiamo fino a che le pendenze si fanno più impegnative, il terreno cambia, lasciandosi dietro un comodo sentiero per poi trasformarsi in cumuli di pietre sfasciumose. Oggi il vibram degli scarponi dello zio non è in forma, non ha voglia di fare un po’ grip, forse si è svegliato troppo presto anche lui, o forse sono un pochetto vecchi??Ciò nonostante procediamo con velocità fino a che giunti a un primo muretto di III grado, bagnato e scivoloso, decidiamo di legarci per essere anche già pronti successivamente per la discesa.Imbragati e pronti, via col mezzo barcaiolo, su con un bellissimo passo Boulder, con un friend a fare da sosta, che tiene anche un elefante, mio zio è fuori, ha passato il muretto, io lo seguo a ruota e via che si parte in conserva verso la cima.Tutto si muove sotto i piedi, ma vedendo il terreno sottostante, devo ammettere che siamo stati chirurgici nei movimenti, neanche un sassolino ha lasciato il suo posto. Ultimi salti di roccia ed eccoci giunti in cima.Una croce in legno, ci attende solitaria sul ciglio della cima, come fosse lì a controllare chi si addentra nel suo regno dall’alto.Il panorama è stupendo 3329 metri di goduria circondati da varie vette, il Bernina, il pizzo Malenco, il Glusciant e molte altre di cui non ricordo più il nome. In fronte a noi verso sud svetta il Disgrazia (ci devo salire! Questo è il mio pensiero guardandolo) avvolto da un’alba spettacolare dal colore arancio vivissimo, anche se qualche nuvola lo copre il momento e magico. Siamo così giunti al classico selfie di vetta.Cambio assetto ci leghiamo per percorrere il ghiaccio e via giù per quel che rimane del ghiacciaio inferiore di Scerscen.La discesa sul ghiacciaio è rapida, non si sprofonda, e la neve è abbastanza buona, la notte limpida e fredda ha favorito un buon rigelo; in poco tempo giungiamo al vecchio rifugio ormai chiuso, una volta meta dei praticanti dello sci estivo.Breve pausa, ancora un cambio assetto, ora in tenuta da trekking si va giù rapidi per il sentiero che ci porterà al rifugio Longoni, dove ormai inizia a fluire gente per la festa di apertura.Rapida mangiatina, con prodotti locali con sottofondo di musica tradizionale, e successivamente, per chi volesse la celebrazione della messa. Felici per l’affluenza, augurando un’ottima stagione turistica al rifugio e alla famiglia che lo gestisce, la storia si ripete e come l’anno precedente, rapidi saluti, due chiacchiere, una stretta di mano; è mai possibile che lo zio conosca tutti??

Finalmente ci incamminiamo giù per il sentiero andando verso alla macchina per evitare il traffico del ritorno.Felice, o meglio, spero felici, della salita appena compiuta, ci troviamo catapultati verso sud, seduti in macchina diretti verso casa, con un bel ricordo e una cima in più da aggiungere al nostro bagaglio di esperienze.Felice di aver fatto questa salita, nipote-zio, che dire: non c’è il due senza il tre; per saperlo bisognerà aspettare circa trecentosessantacinque giorni ancora.

Intanto spero di fare tante altre belle salite.Passo e chiudo,                                                                                                                                                                                                                                                                  Luca Barzaghi (il nipote)

 

02/07/2023
Niente OZIO con lo ZIO!
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