A lezione di tedesco

Insieme!
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Tre cime di Lavaredo

“Cavasin, il weekend del 24/25 Giugno c’è l’ultima uscita del corso in Dolomiti. Prendi ferie il lunedì, che facciamo qualcosa”. Un tomo di quattro chili non basterebbe per descrivere la bellezza del lunedì di ferie. E così sia.

Il weekend del corso fila gioiosamente tra belle vie, bella gente e bivacchi con spa degni di ogni più dura lotta con l’alpe (ma di questo vi avrà già raccontato Martina nel suo bellissimo report). Terminata la giornata di domenica al Passo Sella “saluti e baci, ci vediamo in sede mercoledì” e lo squadrone della morte si raduna per partire alla volta delle tre cime di Lavaredo: Càvasin, Gigi, Manu e Milli. Il viaggio è lunghetto, lo spezziamo con una prima fermata crostini nel parcheggio del conad (siamo persone umili, anche se a volte fare la cake ci costa il caffè più caro del Trentino) e una seconda pausa pizza in un ristorante trentinvenetapoletano davanti al lago di Misurina: eccole là le cime di Lavaredo, belle e immortali. Cominciamo già a sognare.

Arriviamo finalmente al casello per salire al parcheggio a pagamento: 30€ tondi tondi. Sebbene mi paresse che la cosa più civile da fare fosse sfondarlo a mo’ di ariete urlando “non avrete mai i miei soldi, bastardi!”, Gigi opta per un modo più democratico per non pagare: cercare una falla nel sistema parlando con il bizzarro casellante, ubriaco perso, intento a contare l’incasso della giornata. “Se salite e scendete dalle 19:00 alle 2:00 di notte non pagate!”. Wow, che notizia! Sono le 20:30, orario perfetto, la tentiamo. Qualche dubbio sulla veridicità della questione ci sorge mentre ci immaginiamo il casellante in due scenari diversi: il bilancio assurdo che può generare il conteggio dell’incasso in stato di ebrezza e lui che si sfrega le mani con fare diabolico esclamando “ho fregato anche questi quattro scemi eh eh eh”. Domani scopriremo quale sarà il destino dei nostri portafogli, intanto prepariamo il materiale per l’ascesa, ci godiamo la magnifica stellata e ce ne andiamo a dormire.

L’indomani mattina è caratterizzato da una profumatissima aria fresca, non fredda, e un immenso cielo blu. Siamo carichi di motivazione e rombanti gas corporali. Indossiamo imbraghi, zaini, corde e si va! Destinazione Cima Piccola di Lavaredo – Spigolo giallo: un’imponente struttura con uno spigolo aguzzo… fa venire le farfalle allo stomaco appena lo vedi. Emilio Comici, Mary Varale e Renato Zanutti lo salirono la prima volta esattamente 90 anni fa, mi fa sentire così emozionata l’idea di seguire le orme di questi nomi importanti!

Mentre ammiro la nostra destinazione e la magnificenza di tutto il circondario mi viene in mente quando, durante il corso di escursionismo, Leonardo e Mistro mi raccontavano di incredibili salite dolomitiche su pareti interminabili e severe, dove solo qualche chiodo riusciva a suscitare un minimo di conforto ma dove la riuscita dell’ascesa suscitava emozioni indescrivibili. Mi brillavano gli occhi ad ascoltarli e speravo, un giorno, di poter vivere le stesse avventure… ed eccomi qua, 4 anni dopo, a provarci. Farfalle allo stomaco, eh sì.

Giungiamo all’attacco e ci troviamo una cordata di tre ragazzi teteschi ti Cermania che si sta imbragando. Vabeh, poco male, una cordata, che sarà mai… Ci cambiamo, scambiamo due chiacchiere con un certo Pietro Dal Prà che passava di lì, ci scarichiamo di gas corporali solidificati, sfiliamo le corde… E i tedeschi sono ancora in alto mare, la ragazza che va da prima procede lentamente tra un raglio e l’altro. Il primo tiro è un diedro-camino di V+, accipicchia, sembra duro… Mentre aspettiamo facciamo i conti: il tiro chiave è il 9°, ma anche il 2° è piuttosto duro. Rivolgo a Gigi un rassicurante “il chiave te lo cucchi tu”. Lui, che incassa come il più decorativo degli zerbini, mi risponde: “va bene Cava, facciamo così, parti tu, poi quando arriviamo al 9° tiro faccio due tiri di fila”. Affare fatto. Intanto la prima kameraten è arrivata in sosta e finalmente si appresta a recuperare i suoi compagni, ma ecco la fregatura: finché il primo non sarà arrivato in sosta, non recupererà il secondo. Perderemo un sacco di tempo così! Avrei molta voglia di dargli un suggerimento del tipo “potresten recuperaren kameraten zusammen!”, sapete, mi sembra si dica così in tedesco, ma il mio crucco è un po’ arrugginito, quindi me ne sto tranquilla.

L’attesa aumenta le insicurezze… “Gigi, pure il primo tiro mi fa un po’ paura. V+ dici? Forse dovrei prendere le misure e farlo da seconda”… I dubbi crescono, i pensieri girano… “no, sono carica, vado io” e Gigi, che si stava giusto giusto legando, mi cede l’otto e la sua benedizione. Ci siamo, si parte! Sono concentrata, i movimenti vengono naturali l’uno dopo l’altro, individuo subito tutti gli appoggi che mi servono per non fare fatica nonostante la costante verticalità della parete e dopo 35 lunghi metri sono in sosta, dove mi aspetta un Milesi col sedere a penzoloni nel vuoto appeso a tre vecchi chiodi storti. Rassicurante! “Colleghiamo bene tutti i cordini, così se si stacca qualcosa e vado giù non succede niente” “OH DOVE CAZZO VUOI ANDARE MILLI, RESTA QUI CON ME” bisogna metterli in riga questi vecchietti d’oggi, hanno sempre questa mania di andarsene in giro.

Gigi mi raggiunge e, con la grinta che lo caratterizza, aggredisce il secondo tiro come nulla fosse. Il passo chiave consiste in una fessura strapiombante… che matto Comici a passar di lì, che audacia!

E’ ancora il mio turno al terzo tiro ed ecco che si rimescolano le carte: riesco ad accorpare due tiri, passando dai tiri dispari a quelli pari… ihihih (questa è una risata malefica mentre faccio i conti dei tiri).

Raggiungiamo i teteschi che, comprendendo che per Ferragosto vorremmo essere a casa, ci dicono che possiamo superarli. Danke schön!! Mentre faccio sicura a Gigi che sfreccia alla velocità della luce sulla testa dei kameraten, scambio con loro due chiacchiere (in inglese):

  • Che gran bella giornata ragazzi! Vorrei non finisse mai!
  • Ah sì! Siete qui in vacanza per il resto della settimana?
  • No, solo oggi… domani lavoriamo!
  • Ah, ecco perché vorresti non finisse mai oggi!

E lì avrei voluto rispondere: “Nein! Ich vorrei non finisse mai perkè ich bin troppen felicen!” Mi sembra si dica così in tedesco, ma sapete il mio crucco…

Sfreccio su anch’io raggiungendo Gigi e proseguiamo. Maciniamo metri verticali, superiamo il caratteristico traverso del 7° tiro, tanto facile quanto incredibilmente esposto, poi tocca ancora a me sull’8° lunghezza. Alterno momenti di “gasomania” a momenti di “titubazio” che vengono superati a suon di “TSZA!” in strapiombo. Sono anche molto compiaciuta del mio operato di protezione della via: posiziono nut talmente solidi che quasi quasi sto pensando di candidarmi a “ministro dell’integrazione”. Ma ecco il fattaccio:

  • “Sin, cazzo! Il tuo dado è incastrato e non ho il cavanut!”
  • “Noooooooo! Eh, vabeh, lascialo lì”
  • “Guys!” (rivolgendosi ai teteschi) “if you have the…”

Come cavolo si chiamerà il cavanut in inglese? Lascio Gigi alle sue farneticazioni anglo-crucche e confido che i kameraten salvino il mio nut…

Intanto siamo arrivati al famigerato tiro chiave: una lunga fessura, tanto tecnica nella parte centrale quanto fisica nell’ultima parte strapiombante. Altri “TSZA!” eccheggiano nell’aere. Usciti vittoriosi, proseguiamo. Un altro impressionante traverso, poi saliamo ancora superando vari muretti. Alla fine del 12° tiro mi ritrovo a una delle soste più goderecce che abbia mai visto: sono seduta comodamente su una stretta cengetta, piedi a penzoloni e vista Dolomiti! Ammetto che il guardare giù mi ha provocato non poche vertigini… E’ la prima volta che mi ritrovo con 300 metri di vuoto sotto i piedi! Self-control Laura, guarda la parete e concentrati. Ma come faccio a non perdere lo sguardo tra quelle infinite guglie che si stagliano in quell’immenso cielo blu? “Lau molla tutto!”, scuoto la testa e lo sguardo torna alla parete.

Ancora due tiri e siamo fuori! Siamo felicissimi! Ci stringiamo le mani e facciamo le rituali foto di vetta -che in realtà sono foto di anti-anticima- ma ancora non è il momento di rilassarsi: le discese dolomitiche hanno la loro nomea e un motivo ci sarà…. Ma quanto sono felice di esser quassù?!

Ci apprestiamo a scendere: si traversa lungamente, si disarrampica, poi si arrampica ancora e poi finalmente troviamo un anellone -e che anellone!- di calata. Descriverò brevemente la tribulazione così:

  • “faccia 4 calate da 50 metri, grazie.”
  • “ne sono venute 3 da 65, che faccio lascio?”

All’ultima calata raggiungiamo la forcella tra la cima piccola e la cima grande di Lavaredo, dove troviamo due sorprese: il canale pieno zeppo di neve residua e alcuni resti di postazioni della prima guerra mondiale. Scendere a piedi sulla neve non se ne parla: troppa pendenza, neve poco portante e pericolosi buchi in agguato… Chè, non la vuoi attrezzare una calata su residui bellici? E andiamo. Un paio di calate e siamo fuori dal canale, saltellando come allegri stambecchi sulla traccia che ci riporterà alla civiltà.

Camminiamo all’indietro, continuando ad ammirare lo spigolo giallo in tutti i suoi 350 metri e a goderci il gusto dell’incredulità dell’esser riusciti a salirlo.

Siamo alpinisti appartenenti a tre generazioni diverse, eppure ci meravigliamo tutti e quattro come bambini.

Sono la persona più felice del mondo mentre mi gusto l’unico pasto della giornata al Rifugio Auronzo, continuo ad esserlo anche quando scopriamo che, alle 19:00, il parcheggio lo abbiamo dovuto pagare lo stesso (malefico casellante!!), lo sono ancora mentre un’ingombrante mandria di 6 mucche ci blocca la strada verso casa e ancora lo rimango dopo 5 ore di macchina e l’approdo a mezzanotte in Brianza.

Sono la persona più felice del mondo perché ho visto realizzarsi un sogno covato per quattro anni. E ancor di più lo sono quando realizzo che quelli che ieri sono stati i miei maestri, oggi sono i miei compagni di cordata (stupendissimi che mi coccolano e mi fanno stare bene, aggiungerei).

Oggi è uno dei giorni più felici della mia vita e lo vorrei concludere rivolgendo un enorme GRAZIE a tutte quelle persone che hanno intravisto la luce che avevo negli occhi rivolti alle montagne e a chi ha saputo accenderla e farmi brillare.

Grazie a tutti voi, istruttori, maestri, compagni, amici.

 

Ah, quasi dimenticavo… Al tiro chiave abbiamo seminato i kameraten e il mio nut, probabilmente, è rimasto con loro. Ma ne sono contenta, spero lo prendano come un regalo visto che senza di loro questa storia non sarebbe stata la stessa.

“Fatenen buon usen, meine freunden!”

Mi sembra si dica così in tedesco, ma sapete…

 

Un report scritto da Laura Cavasin aka Càvasin, Cava, Sin

26/06/2023
Lo spigolo
Milli sul primo tiro
Strapiombo?
I traversi esposti
Bondages!
La mia sosta preferita
Le vertigini nel guardare giù
Camini finali
Un Manu super sprint!
In vetta-anti-anticima!
Anellone -e che anellone- di calata
Calata su residui bellici
La forcella innevata
Gioiosi come bimbi!