Il risveglio del Tomahawk

Ebbene sì è CIMA, il Cevedale, terra di ghiaccio, neve e guadi è espugnato.

Per molti alpinisti è una salita semplice, per noi non è etichettata con una difficoltà, ma è stato qualcosa di più.Ma partiamo dall’inizio.

L’irridente cittadina di Seregno è ancora dormiente, domina il silenzio fino a quando si raduna la tribù, si affilano le lame (picche e ramponi) si smistano passeggeri e zaini, e a tutto gas si parte. Rombi di macchine eccheggiano e rimbombano nel silenzio di un posto che inizia a vivere solamente lontano dai nostri orari di ritrovo, si parte, rotta Rifugio dei Forni sito in Valfurva, Santa Caterina.

Il viaggio non è cortissimo, ben due ore e mezza. Mmm, qualcosa mi dice che probabilmente quasi tutti gli occupanti dei veicoli cullati dalla danza dei pneumatici sull’asfalto, schiacceranno un sonnellino. Magicamente le serrande degli occhi vengono alzate in un bar vicino alla meta per una rapida colazione, si ordina brioches, caffè e pianoforte, musica gentilmente offerta del nostro alPI(A)NISTA Pepi. In poco giungiamo al parcheggio dei Forni dove ci aspettano dei mostri dell’off-road, pronte a trasportarci alla seconda tappa del nostro viaggio, il rifugio Pizzini. Carichiamo sul tetto zaini e tutto il materiale e in 8 compagni cominciamo ad imbarcarci. Il profumo della natura, del verde o semplicemente il dolce profumo d’aria pulita viene coperto da un forte odore acre di benzina, che svanirà solo quando ci avrà scaricati a destinazione.  E così via, con ben tre viaggi liquiderà tutto il nostro equipaggio, come scienziati sbarcati in una stazioni del polo nord. Una volta radunato il team e velocemente vestiti per l’occasione, direzione stazioni didattiche.

La giornata vola tra manovre di recupero, fungo, e soste di abbandono. In men che non si dica sono quasi le diciassette e torniamo al rifugio, stanchi, AFFAMATI e bagnati.  Ma una prova inaspettata metterà ancora in gioco il gruppo, lungo la strada verso il Rifugio Pizzini, bisognerà guadare un corso d’acqua. È proprio qua, in questa terra selvaggia e pericolosa, che durante il guado, il gruppo sulla riva opposta si ritrova a tu per tu con due losche figure capelli lunghi e barba lunga. I due gesticolano loro qualcosa, forse sono amici o forse nemici, forse vogliono loro dare una mano prendendo gli oggetti per guadare più liberamente.Dall’altra sponda c’è spaventato, e diffidenza, quindi si intavola una gara di sguardi e intesa per chi dovrà affrontarli, urla si alzano: io no! Io no! E all’unanimità il gruppo sceglie di scagliare all’attacco il guerriero migliore. Questa scena di galanteria l’abbiamo già vista in un altro posto, qualcuno ricorderà bene. Quindi rapida Giulia si posiziona davanti a tutti, prende in mano le sorti del gruppo e decide di affrontali, estrae il suo tomahawk, e senza esitazione studia la traiettoria perfetta per farne fuori uno dei due (ovvero Pedrotti, quindi prende molto bene la mira). L’aria si fa tesa passa all’azione, lancia, lo manca, l’arma finisce nel fiume, ma viene prontamente pescata come un salmone in Norvegia a mani nude dal Beppe. Le munizioni non sono finite, ora lancia con carpiato una borraccia riempita di piombo che si sente fischiare poco vicino alle orecchie. La nostra coraggiosa Giulia rimasta disarmata e convinta di non poterli affrontare più, passa al piano B decidendo di allontanarsi e attraversare da un altra parte lontana da occhi indiscreti. Guado compiuto tra chi ha saltato e chi ha seguito le orme di Giulia, ora rapidi al rifugio.  La cena è pronta, tutti a tavola!Come bestie fameliche sbraniamo tutto, e qui l’errore più grande che si possa commettere è lasciare sul tavolo una bottiglia di olio nella vicinanza del pane. 1,2,3,10 fette di pane vengono sommerse con dell’olio d’oliva e rapidamente finisce il pane, ma più rapidamente si abbassa il livello di contenuto della bottiglia. Nulla sfugge alla cameriera che con aria di stupore, si accorge che qualche litro del prezioso olio manca e subito si avventa sulla bottiglia spaventata, afferrandola e allontanandola. Quesito di fine cena: Ma secondo voi la frutta vale come dolce, o la frutta non è un dolce? Questo ci chiedevamo con l’arrivo della Macedonia. Subito dopo la cena con la nostra Lauretta  aka Cavasin guardiamo e studiamo la direzione con la bussola per il giorno seguente, e via a nanna, la sveglia non perdonerà!

3.10 giù dalla branda!!Colazione abbondante che dovrà dare energia e nutrimento fino al ritorno al rifugio dopo la vetta.Partiamo con il buio che ci avvolge, le fievoli luci delle nostre frontali tracciano una linea quasi magica, oserei dire guardandola dall’alto una costellazione di frontali a terra, come un Grande Carro. Ci si lega, tutto quello che ci hanno insegnato nel giorno precedente è ora giunto il momento di applicarlo.E si parte direzione Casati. Il ritmo di camminata è molto buono, scandito dai passi della cordata Milesi. La neve è compatta si riesce a non sprofondare, ma qualcuno si preoccupa per le cordate che verranno dopo di lui, e da vero giardiniere si trasforma in un aratro umano per tracciare ancora meglio. Giunti al rifugio Casati si tira dritto direzione vetta Cevedale. Da qui parte una ascesa che può benissimo essere commentata da un telecronista di formula uno, si supera qualche cordata senza prepotenza e senza creare disordine per giungere tra i primi in cima. Si salta un crepo, si sale l’ultimo pezzo e per cresta finale eccoci alla croce!

Monte Cevedale 3769!

Foto di vetta e giù si scende, forse spinti dal vento in cima o dall’arrivo di un infinita carovana di persone, scendiamo a tutta birra. La discesa è rapida e siamo al rifugio in pochissimo tempo, ci si sistema, asciuga e breve merenda, poi si scende a piedi fino al parcheggio.  Sono felice della discesa a piedi perché la velocità della jeep non permette di andare piano e assaporare una bella passeggiata, e una bella chiacchierate con persone con cui hai appena condiviso qualcosa a te non quotidiano, creando legami o consolidando aggiungendo qualcosa a legami che già ci sono. Rapida sosta bar, e via ad affrontare un lungo traffico per tornare nelle lande brianzole. 

La cima del Cevedale come dicevo a inizio report per molti non è una cima difficile, non è neanche uno dei famosi 4000, però per molti di noi è stata la prima esperienza di alta montagna. Per noi è qualcosa di più, personalmente non guardo solo il momento del raggiungimento della vetta, ma è molto importante tutto il percorso fatto. Il weekend è stato gruppo, è stato sentirsi parte di qualcosa, un tutt’uno, per questo nonostante solo in 8 siano giunti in cima reputo che la vittoria del singolo sia vittoria del gruppo, anche perché non eravamo la a rappresentare solo noi stessi, ma rappresentavamo un gruppo, una scuola. Gruppo grazie al quale il weekend è stato memorabile, e te chiederai perché cosa è successo di così memorabile? Tantissime cose, a volte bisogna sapersi soffermare sulle piccole cose, che il freneticò ritmo imposta dalla società di oggi, ci ha fatto dimenticare come si fa. Condividere un pasto assieme, ridere, scherzare, apprendere, mettersi in gioco, abbracciarsi sono momenti che durano 3 secondi ma che danno alito a creare un weekend perfetto per esempio. Un piccolo gesto può cambiare la giornata di una persona. Il viaggio a volte ti da molto più che la meta finale come anticipavo, per questo sia che si andrà avanti con l’alpinismo sia che ci si sposterà in altri lidi, questo weekend lascerà un ricordo indelebile, una macchia lungo il percorso,  semplicemente indelebile. Ora chiudo gli occhi, metto via la biro, e continuo a pensare a tutte le belle cose successe che non ho riportato per non annoiarvi e dilungarmi, e dopo questa giornata lunghissima e stupenda, sapendo che mi sveglierò con una gioia e un energia fortissima residua dal weekend, passiamo e chiudiamo!

Luca Pedrotti e Simo

18/06/2023