
Mercoledì ore 21 e qualcosa, si sta decidendo l'orario di partenza, Terra instituisce il ritrovo alle 7:30: sono sollevato, per un volta una sveglia ad un orario umano. Mi sveglio di buona lena e, data la stagione, mi faccio 10 mg di un composto racemo denominato come acido (±)2-(2-[4-[(4-clorofenil)(fenil)metil]piperazin-1-il]etossi)acetico per tentare di non starnutire come un pazzo. Sono talmente sollevato che parto pure in anticipo ed evito di imitare Max Verstappen nelle curve tra Varedo e Seregno, come mi è solito fare. Meno contenta è la mia macchina che mi palesa una bella spia della pressione delle gomme (si rivelà un amorevole chiodo).
All'arrivo alla falesia di Introbio veniamo gentilmente accolti da un bel freschino non preventivato che fa pentire di aver preso qualcosa di più pesante. Ma ciancio alle bande e si comincia per questo aggiornamento sui movimenti e sulla didattica a cura dei super Cavasin e Terra.
Veniamo immediatamente scioccati dall'ennisimo cappello tirato fuori dal coniglio del buon Terra (che per non essere troppo modesto ammette che non è un'idea sua): esce dallo zaino un filo di nylon con due bulloni e insieme ai sontuosi movimenti di Laura sulla parete ci dimostrano come il movimento di bacino è fondamentale nella progressione. Segue un invito a forma una forma meso con il cordino sull'imbrago e attaccare un moschettone a penzolone per testare il nostro equilibrio e il bilanciamento del corpo. Seguono quindi 5 minuti di passi a 0.5x per comprendere questo concetto.
Ci spostiamo poi sui pilastrini per una dimostrazione pratica di tutti i movimenti e poi finalmente si scala. Ci degna della sua presenza anche il sole che rivela tutti gli impostori del gruppo: inizio, e vengo ben accompagnato da altri fortunati, da una serie di starnuti e nasi otturati che ci fanno sperare solo che la casa delle guide si trasformi in una casa di papel per riuscire a liberare le nostre vie aeree.
La giornata si conclude in modo ancora più bello con la degustazione di carne suina tritata e fatta maturare, accompagnata da latte di mucca con caglio e un buon pezzo di pagnotta che a detta della Cavasin "sembra il pandoro". Il fantasioso banchetto viene poi interrotto da una chiamata di aiuto da parte di una ragazza per la rimozione di due rinvii, quindi Peter Parker a.k.a Maraja, assicura al tallone le sue personali scarpette da arrampicata (invidiate anche da Adam Ondra) e parte in tromba per il recupero. Grazie a questa missione impossibile, al fascino di Alberto e la parlantina di Beppe riusciamo anche a strappare due like sulla pagina Instagram.
Ore 16 tutto purtroppo finisce, si torna nella conca piena di smog con molte nozioni in più che ci faranno riflettere la prossima volta che arrampicheremo e che ci metteremo nella quinta posizione.
In questo racconto ho voluto onorare il mio soprannome con qualche termine tecnico che forse solo in pochissimi riusciranno a comprendere.
Da Nitrato, esplodo e chiudo.






