C'è vita oltre Finale

La valle Argentina
Località: 
Provincia di Imola

Weekend di Pasqua: tutto confermato, si parte! Il piano originale era perfetto: falesia, bici e van... uno spettacolo. Poi l’imprevisto: il mio socio dà forfait. Panico? No. Ricalcolo. Mi sono detta: "Sai che c'è? Io questa follia la faccio lo stesso". Ho sempre sognato una vacanza interamente dedicata alla scalata, ma ammetto di aver sempre avuto un po' di timore. Ma è arrivato il momento di buttarsi.

Sabato mattina, ore 6:00. La Cavasin passa a prendermi con il suo bolide (ovviamente in riserva) per l’appuntamento con il Signor Jack e la Signorina Sirugo. Trasloco immediato sul nuovo mezzo di Jack: un’auto che profuma ancora di concessionaria. Peccato che quel profumo sia destinato a durare poco: dopo tre ore di viaggio e l'avvicinamento alla falesia di ben 40 minuti sotto un sole cuocente, noi "sudice carcasse" abbiamo provveduto a rinfrescare l’abitacolo con il nostro sudore post-scalata. Mentre scendiamo dalla falesia in Val Pennavaire, stanchi ma felici, la Cavasin ci regala la perla del weekend: con una convinzione incrollabile, scambia su un cartello IM (Imperia) per Imola. In un attimo, secondo lei, siamo state teletrasportate in Emilia-Romagna. Dai, possiamo dare la colpa al sole.

È tempo di cercare la nostra dimora nel borghetto di Zuccarello. Il piano originale prevedeva un castello, ma la sorte ha deciso diversamente: ci siamo dovuti "accontentare" della casa del Signor Enzo... o Davide... o forse Katia? Onestamente, non abbiamo ancora capito chi fosse il vero proprietario. Subaffitto? Mistero. Ma passiamo alle cose serie. Tutta la sera non abbiamo fatto altro che pensare al nostro fantastico uovo di cioccolato fondente extrafine. Purtroppo, la "tattica Giacomino" — ovvero nasconderlo in macchina all’ombra durante la scalata — si è rivelata un fallimento totale. Risultato? Ci siamo dovuti accontentare di un cioccolato decisamente... stemperato.

Domenica mattina (Buona Pasqua a chi legge!) Un’ora e mezza di macchina e siamo nella fantastica Val Argentina. Davanti a noi il magnifico paretone: esposizione Nord-Est. Dopo aver "pezzato" al sole il sabato, abbiamo imparato la lezione. L’avvicinamento è creativo: scendiamo per tornanti sterrati, forse troppo, guadiamo il fiume, torniamo indietro, lo riguardiamo al tornante giusto e finalmente saliamo seguendo una traccia di sentiero. La via vanta tantissime ripetizioni ed è segnalata tra le più frequentate e pulite... lasciatemi sottolineare il sarcasmo, ma a noi questa cosa gasa un sacco. Arriva il momento di cercare l'attacco. Un tempo c'era una corda fissa, oggi scomparsa. In mezzo al muschio scorgiamo il nome: "Via Festival". La Cavasin, con una pacca sulla spalla carica di incoraggiamento, mi spinge avanti: il primo tiro, L0, tocca alla sottoscritta. Tra licheni, muschio e vegetazione decisamente troppo rigogliosa, trovo il golfaro di partenza. Recupero i soci e iniziamo ad attaccare questi 200 metri di parete.

Abbiamo deciso di ribattezzarla "Via Zero", e lascio a voi immaginare perché: presenza di un tiro L0, zero tracce di passaggi recenti, zero pulizia della parete, passaggi in A0 obbligatori e zero tracce di discesa. Come annunciato dai commenti, la via si rivela molto più dura del previsto. La mitica SinSin affronta L3, il tiro chiave, montandolo con una grinta invidiabile. Qui i friend servono, ma non per proteggersi... diciamo che diventano ottimi appigli! Chiedo alla Cava di ripassare mentalmente quel fantastico paranco, perché si sa, gli amici si vedono nel momento del bisogno. Eppure, tra magie, qualche "inganno" tecnico e tante risate, passiamo tutti. Menzione d'onore per Giacomino, che affrontava la parete con la solennità di chi sta scalando la Nord del Badile!

Tra traversi in discesa e prese così colorate che non si trovano nemmeno nelle palestre più moderne, continuiamo la nostra ascesa, uscendo dalla via con un ultimo, adrenalinico passo in strapiombo. Bellissima. Se fatta tutta in libera sarebbe ancora più spettacolare, ma preferiamo lasciare a voi l’ebbrezza di provarci... aspettiamo riscontri! Mangiamo una mela in cima, facciamo le foto di rito e, grazie ad "apparecchi sofisticati e costosi", troviamo l'unica traccia misteriosa verso la discesa. Attraversiamo il ponte gigantesco e visitiamo Triora, il borgo delle streghe, prima di tornare a Zuccarello.

Per festeggiare degnamente, anticipiamo la Pasquetta con una grigliata memorabile. Protagonista indiscusso: un povero tomino che ha rischiato di sciogliersi sulla carbonella, seguendo il triste destino dell'uovo di Pasqua. Salvato per un pelo, ha onorato la tavola insieme a noi. Il lunedì, da bravi ragazzi, dismettiamo i panni da "sudice carcasse" e indossiamo quelli da turisti: focaccia ligure, dormitina rigenerante cullati dal mare e un ritorno infinito con 5 ore di coda. Tra macchine dagli ammortizzatori discutibili, "ragazzi svapo" e una colonna sonora cantata a squarciagola, rientriamo verso casa.

Si dice che scalare sia una follia, un confronto continuo con i propri limiti, ma la magia sta in quei momenti di pura condivisione e nel senso di libertà che solo la roccia e i buoni amici sanno regalare. Torniamo con il cuore pieno e la certezza che questa tradizione di Pasqua la rifaremmo altre mille volte.

05/04/2026
Il paretone di Loreto
L0
Il temibile L3
Il temibile L3
Il temibile L3
L6
L5
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