Il bel tempo

La Grigna dal Legnone
Regione: 
Lombardia
Gruppo montuoso: 
Orobie
Località: 
Monte Legnone

Via AMORI INCERTI, Monte Legnone

OK, si è deciso: 5.35 alle Tapparelle, alias uscita di Verano. Ma tra mille messaggi mi perdo un po’ via e raggiungo Ste e Beppe alle 5.47.. segue un’immediata caziata dal Beppe, il quale mi ricorda che nelle uscite bisogna anticipare i tempi.

Recuperato Manuel a Valmadrera, il quartetto è pronto a partire. In macchina regna un bel silenzio da sonno, interrotto qua e là da valutazioni su Sanremo 2020 e sulla sua pessima conduzione, dai ruoli non ben definiti: pare che la cosa infastidisca non poco il nostro direttore!

Piano, ma non troppo i tornanti iniziano a salire da Vestreno al Rif. Roccoli Lorla; per strada rami, foglie e sassi testimoniano la forza del vento degli ultimi giorni. Si ha l’impressione che il bosco si sia ‘scotolato’ come un cane dopo il bagnetto. Probabilmente siamo i primi a salire, ma lo Ste sembra stia guidando il furgone dell’A-Team e non si lascia intimidire.

Giunti al parcheggio controllo “del tutto un po’” e del “non si sa mai” e si parte.Il passo è svelto e agile, anche perché in testa non poteva esserci che il Beppe-gazzella; non si abbandona nessuno in questa selva, ma i ritmi son serrati.

Il silenzio è interrotto dai nostri passi sulla neve ghiacciata e incorniciata da una luce bellissima, carica di colori vivi e sinceri. Questa è la montagna. Alla lontana veniamo scrutati dal Grignone e dalla parete Fasana, che come due vecchi amici osservano il mondo da una panchina senza giudizio.

La Ca’ de Legn’ è raggiunta: cambio di maglia, su imbrago, picche e ramponi e via di nuovo, non si perde tempo. Sono perfino riuscito a bere un sorso di the, accompagnato dai dolci commenti di chi mi inquadra come il tiratardi..

Primo traverso: neve non bellissima, ma regge. Sotto la via si formano le cordate, due dritte  e su a menar piccozze; primo e secondo saltino superati di un fiato, assaporiamo una buona neve e del ghiaccio leggibile. Incrocio poi il mio socio di cordata, Ste, il quale afferma “la via è finita!”. Ci aspettano invece ancora dei bei canali su neve stupenda e passaggi di dry non difficilissimi; vige la regola NC, ovvero Non Cadere.

Ora siamo slegati e il boss persiste nel mantenersi in testa come dal principio. Io sono secondo e non ho tanta esperienza su questo terreno; ogni tanto arriva qualche suggerimento di cui faccio tesoro a rendere più fluida la mia scalata. Dall’alto il Beppe con le sue picche anni 80 mi inonda di indicazioni sull’itinerario da seguire e sulle caratteristiche dei vari salti di ghiaccio: il più delle volte non capisco cosa mi stia dicendo.. ma va bene così.

È strano e allo stesso tempo affascinante quanto ci si senta isolati e assorti nei nostri pensieri quando non si è legati al proprio compagno: riesci a sentire tutto il tuo corpo, completamente responsabile del movimento. Cercare una similitudine con l’ambiente circostante, lasciando precisi segni del tuo passaggio, come su di un quadro dove una tonalità leggermente più forte potrebbe finire per rovinarlo.

Ci apprestiamo all’uscita: sbuchiamo su di una cresta, il primo passaggio è su roccia, poi subito la neve e un bel traverso fino alla croce, che mette a dura prova le nostre caviglie. Da qui sembra che la terra degli uomini sia molto lontana. Come scriveva Lionel Terray in I conquistatori del’inutile quando era impegnato sulla Nord dell’Eiger:

“com’è singolare questa parete così selvaggia e severa, tuttavia così vicina alla terra degli uomini, quasi lanciandoci i suoi richiami, mentre noi, siamo immersi in un mondo minerale, dove solamente i corvacci hanno il diritto di esistere”.

Ora non siamo sull’Eiger di Terray, ma anche qui si ha il modo di capire un po’ di più quello che voleva dire..

Foto di rito sotto la croce di vetta, the, brevissima pausa e giù per la discesa, di quelle belle che a fine giornata le gambe te le stacchi e le riprendi la settimana dopo.

Ma tutto passa dopo la prima sorsata della “birra della conquista”: già si pensa a dove andare, i prossimi progetti, vie, relazioni non proprio veritiere, ecc…

Beppe mi aveva chiesto un report sintetico e con un titolo differente, ma io invece lo voglio dedicare al tempo. Al tempo vissuto e sofferto, alle felicità infantili quando si supera un passaggio difficile in roccia, al coraggio. Alle attese in sosta, l’aspettare il procedere della cordata che ci precede, al tempo che si spende sui passaggi fuori dalla portata di sguardo del nostro compagno di corda, alla completezza della via, alla birra di rito.

Ecco credo che il bel tempo sia anche questo, e così auguro a tutti voi un bel tempo.

Gianni

06/02/2020