Una lunghissima scalata

Regione: 
Valle d'Aosta
Gruppo montuoso: 
Monte Bianco
Località: 
Aguille Noire
Difficoltà: 
VI

Luglio 1991, Rifugio Branca.

Siamo ormai giunti alla fine di questo XVI° corso di alpinismo e in un momento di pausa, qualcuno dice: “Chissà quei due alla Noire, come se la stanno cavando”. Lì per lì non do peso a quelle parole, poi inseguito, incuriosito chiedo al Direttore della Scuola cosa fosse questa “Noire”. Mai domanda fu più azzeccata per lanciare in un grande assolo Arturo che con enfasi, impeto e tanta conoscenza nel giro di mezz’ora mi accultura in merito, lasciandomi alla fine con queste parole: “Ti auguro un giorno di poterla salire!”.

 

Luglio 2018, Sede CAI Seregno.

Si avvicinano le vacanze, è bello parlare del più e del meno tra amici, millantando possibili e papabili scalate sull’arco alpino da ovest a est, sui versanti sud e su quelli a nord. Tra le tante stravaganze, qualcuno, forse per riempirsi la bocca farfuglia qualcosa di poco chiaro, ma si sente chiaramente la parola “Noire”; un lampo un dejà vu’, salgo in cattedra e racconto per filo e per segno quanto ascoltato 27 anni prima, in occasione della salita dell’Aiguille Noire de Peuterey per la Cresta Sud, di Giorgio e Alessio. L’interesse è subito alto e un gruppo di quattro amici fa sua l’idea di poterla salire, ma come spesso accade tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Si il mare!! Siamo prossimi alle ferie agostane, molte cose da fare, poco tempo e tutto finisce nel lungo elenco che ogni alpinista tiene segreto delle salite che prima o poi, o forse mai farà.

 

Sabato 20 luglio 2019, Courmayeur.

La prima cosa che dobbiamo fare, io, Marco, Secchio e Ste, è passare dall’ufficio delle Guide per avere info fresche sullo stato del bivacco e se nelle vicinanze si trova dell’acqua. L’accoglienza all’ufficio Guide è pari a due dita negli occhi, vaghe risposte vari non so!! Bella pubblicità che sanno farsi. Cari lettori scusatemi ma stavo dimenticandomi di dirvi che siamo in ballo per realizzare la nostra salita alla Noire, per me quasi un dovere predettomi quando allievo alla Scuola “RENZO CABIATI” del CAI Seregno, ne fui ammaliato.

Al parcheggio del camping organizziamo gli zaini: vestiti, alimenti, attrezzatura, materiale da bivacco e tanta acqua, credo sia lo zaino più grosso e pesante che abbia mai trasportato, da trenta anni, ma non mi spaventa anche i tre miei compagni sono nelle stesse condizioni, felici e sorridenti in volto. Si parte alla volta del bivacco Borelli, dove ceneremo e passeremo una comoda notte, per poi l’indomani attaccare di buona ora la lunghissima cresta Sud.

Ore quattro di domenica, la sveglia fa il suo dovere, ci sveglia. Vestizione e colazione, quindi frontali accese e via alla base di partenza, quota 2600 circa. Le cordate sono: Ste con Secchio e Marco con Beppe. Ore sei, si iniziano le danze, passano i secondi, i minuti, le ore, si sale, si sale, si sale, prima il Pic Gamba, poi la punta Bifida, quindi la Welzenbach, ormai siamo a 3350mt e sono le 20.00, dobbiamo pensare a trovare un posto per bivaccare, detto fatto, sula lato ovest della cresta ci sta una piazzola che sembra appena costruita con un fondo liscio e piatto. Bene organizziamoci: corde distese a terra per isolarci dall’umidità, giusto! Gonfiare materassino da mettere dietro la schiena contro la parete, per aumentare il confort, perfetto! Ora cappello, buff, guanti, piumino, antivento e un sacco a pelo da condividere in quattro sistemato sulle gambe. Si mangia (forse), si beve e al calar del sole dopo due foto romantiche al tramonto, si fa una lunghissima dormita che ci ricorderemo per molto tempo.

Lunedi mattina la sveglia non è quella di sempre per andare in ufficio, oggi dobbiamo salire ancora circa 400mt e poi scenderne il più possibile, per la cronaca la lunghissima dormita ha totalizzato meno di dieci ore di sonno con la “S” maiuscola in quattro. Su, dai, forza, ci incoraggiamo oggi dobbiamo chiudere il conto, e tornare in quel della Brianza. Saliamo la punta Brendel, quindi la Ottoz, a seguire la Bich e finalmente siamo sulla cima dell’Aiguille Noire de Peuterey a quota 3773. Non ci pare vero siamo al settimo cielo, i pensieri viaggiano liberi a ricordare tutto e tutti, ma uno più di tutti ci accomuna: ENRICO C’E’.Il tempo è tiranno lo sappiamo tutti, dobbiamo cominciare la discesa, non sarà una passeggiata, ovunque si legga tutti concordano nel dire che è lunga e prigliosa e le doppie da cercare, faremo del nostro meglio. Giù, giù, giù è il mantra che ci accompagnerà delle 17 alle 22, quando dopo l’ennesima doppia i nostri corpi ormai stanchi ci dicono che dobbiamo fermarci a bivaccare una seconda volta. Allestimento bivacco, vedere operazioni del giorno prima. Tutto è poco, viveri, acqua e spazio, anche questa lunghissima dormita non totalizzerà più di sette otto ore di sonno globali.

Martedì, siamo in extra time ovvero abbiamo fatto male i conti?? siamo stati lenti?? La montagna ci ha imbrigliato?? Onestamente non saprei dirvi, l’importante è esserci stati e potervelo raccontare. Reperiamo l’ultimo canale ancora innevato e vai con tre, quattro, forse cinque doppie per toccare terra e rimettere i piedi al Borelli che avevamo lasciato domenica mattina alle cinque. Recuperiamo quello che avevamo lasciato, ci aggiustiamo i carichi e torniamo verso il camping scendendo sotto un sole cocente la ferrata che ora sembra più ostica e impegnativa di 3 giorni or sono. Alla macchina dopo aver sistemato tutto cominciano a spuntare timidi sorrisi, la montagna ci ha messo a dura prova a turno abbiamo avuto stanchezza e dubbi ma insieme li abbiamo superati, ora possiamo anche pranzare, gambe sotto il tavolo e bicchiere in mano.

Riassumendo: 4 giorni, 3 notti, una al Borelli e due bivaccando in prete, 22 ore di scalata effettiva e 9 di discesa. Non è pizza e fichi???In tutto questo la cosa incedibile che alcuni giorni prima una cordata aveva fatto l’integrale di Peuterey in meno di 16 ore con partenza e arrivo al camping per 45Km di sviluppo e 3500m di dislivello. Che siano super-extra-alpinisti loro??Beh noi sicuramente abbiamo visto il panorama e cosa c’era intorno a noi, loro gli altri, quelli veloci non avranno nemmeno visto che in cima c’era la Madonna, e non in senso metaforico.

 

Beppe, Marco, Secchio, Ste.

23/07/2019